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Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia

𝘗𝘙𝘐𝘔𝘖 𝘛𝘌𝘔𝘗𝘖
La Lazio parte forte per cinque minuti, poi il Milan si sveglia, tiene palla, ragiona. Al 10’ Pulisic calcia, deviazione, la palla finisce a Pavlović che salta l’uomo ma calcia addosso al portiere. Occasioncina, nulla più.
Il baricentro si alza, sì, ma senza cattiveria. Estupiñán al 23’ ci prova di testa su cross di Saelemaekers: fuori.
Sul ribaltamento, al 25’, Taylor prende la traversa.
Al 26’ Estupiñán combina il disastro: Isaksen ringrazia e segna. 1-0 Lazio.
La Lazio difende bassa, riparte, punta l’uomo. E il Milan? Soffre. Sempre.
Si arriva all’intervallo con 5 tiri a testa: zero in porta per il Milan. Zero. Per una squadra che dice di voler “dominare”.
𝘚𝘌𝘊𝘖𝘕𝘋𝘖 𝘛𝘌𝘔𝘗𝘖
Il Milan rientra con un po’ di fumo ma niente arrosto. La Lazio riprende il copione: ripartenze e duelli.
Rossoneri in 4-3-3, Estupiñán basso, Saelemaekers alto. Specchio tattico, ma non specchio di intensità.
51’: Pulisic calcia due volte, Motta para due volte.
55’: Estupiñán ammonito, giusto così.
57’: dentro Athekame e Bartesaghi, fuori Tomori ed Estupiñán.
60’: Fofana inventa per Leao, ma Gila lo chiude come si chiude un rubinetto.
62’: Pulisic alto.
67’: fuori Leao e Fofana, dentro Füllkrug e Nkunku. 4-2-3-1.
75’: Athekame segna, ma il VAR annulla per un tocco di mano fortuito.
Il Milan batte corner a raffica, ma Gila sembra il difensore che dovrebbe avere il Milan, non la Lazio.
17 tiri, 3 in porta. La Lazio ne fa 7, 2 in porta, e vince. Fine della storia.
𝘊𝘖𝘕𝘊𝘓𝘜𝘚𝘐𝘖𝘕𝘐
Il Milan si presenta contro una Lazio rimaneggiata, piena di cerotti, con una sola vittoria nelle ultime cinque. Era la partita perfetta per dimostrare maturità, crescita, ambizione.
E invece? Blackout. L’ennesimo.
I proclami della vigilia restano parole vuote, come troppo spesso accade.
Estupiñán disastroso — e non serviva essere veggenti per capire che Isaksen lo avrebbe mangiato vivo.
Leao? Peggio. Una prestazione irritante, svogliata, e la reazione al cambio è la ciliegina sulla torta: fuori luogo, fuori contesto, fuori tutto. Andava tolto molto prima.
Il Milan spinge, sì, ma senza idee, senza un attaccante vero, senza un’identità che non sia un 3-5-2 diventato mantra per inerzia.
Il 4-3-3 funziona meglio, il 4-2-3-1 ancora di più. Ma ci si arriva sempre tardi, sempre dopo aver sbattuto la testa.
Questa era la partita per restare attaccati allo scudetto.
È diventata la partita in cui si dice addio allo scudetto.
E adesso l’obiettivo è uno solo: restare tra le prime quattro.
Ridimensionamento totale, inevitabile, meritato.
Un’occasione buttata. Un’altra.
E il fastidio, stavolta, è enorme.
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