
PRIMO TEMPO
Il vento di Cagliari soffia contro il Milan fin dai primi minuti. Le fasce diventano terre ostili, dove i rossoneri faticano a trovare linee pulite di uscita e inciampano in errori di disimpegno che spezzano ritmo e fiducia.
Al 25’ la squadra si ricompone in un 4-4-2 più alto, più coraggioso, ma ancora incapace di incidere davvero.
Al 46’ l’illusione del rigore: Loftus-Cheek viene atterrato, il Milan intravede una svolta, ma il fuorigioco di Leão cancella tutto come una mareggiata che si riprende la riva.
Il primo tempo si chiude in equilibrio: possesso leggermente rossonero (53%), cinque tiri per parte, un solo tiro in porta — del Cagliari. Ma la sensazione è chiara: il Milan ha sofferto, e lo ha fatto a lungo.
SECONDO TEMPO
Poi, come spesso accade, il Milan cambia pelle.
Rientra in campo con un’energia nuova, quasi fosse un’altra squadra. Al 47’ Leão colpisce la traversa, ma la palla era già uscita: un lampo inutile, ma pur sempre un lampo.
Gabbia, Pulisic e Füllkrug iniziano a scaldarsi, presagi di un’altra partita.
Al 49’ Saelemaekers pennella un cross per Loftus-Cheek, che di testa manda alto. È il preludio. Un minuto dopo, la combinazione che spezza l’equilibrio: Fofana accende la corsa, Rabiot rifinisce dalla destra, Leão chiude con la naturalezza dei predestinati.
Cagliari–Milan 0-1.
Un gol che sembra un sospiro liberatorio.
Al 69’ arriva il momento simbolico: l’esordio in Serie A di Niclas Füllkrug, che prende il posto di Leão. Con lui entra anche Ricci, al posto di Fofana. Due innesti che cambiano tono e postura alla squadra.
All’86’ Füllkrug serve Pulisic, ma Caprile si oppone. Quattro minuti più tardi Modric, con una punizione che sa di esperienza e malizia, sfiora il raddoppio: Caprile respinge ancora, quasi sorpreso, quasi beffato.
CONCLUSIONE
Vittoria pesante, pesantissima.
Perché il Milan è arrivato a Cagliari con assenze che pesano come macigni, con giocatori fuori ruolo — Bartesaghi su tutti — e con un Leão a mezzo servizio. Su un campo difficile, contro un avversario che non regala nulla.
Eppure vince. E lo fa con merito.
Decisivi i cambi di Allegri, entrati con la forza di chi sa cosa portare: freschezza, sì, ma anche leadership, ordine, sicurezza.
Füllkrug, Pulisic, Gabbia e Ricci hanno dato sostanza. Leão ha firmato il gol che vale la vetta. Bartesaghi ha tenuto botta in un ruolo non suo. De Winter ha convinto con una maturità sorprendente.
Il Milan torna in cima alla classifica. E lo fa con una vittoria che profuma di carattere.
Due note finali:
- Il Milan Futuro ha già lasciato un’impronta: Bartesaghi ne è il manifesto vivente. È questo il compito della struttura, ed è così che si costruiscono i giocatori del domani.
- Nel post-partita, intervistati da Federica Zille, Bartesaghi e Leão scherzano — ma non troppo — sul sogno scudetto. Allegri ascolta, sorride appena, e nasconde come sempre ciò che sa: che il cammino passa dall’esperienza di Modric, Rabiot, Maignan e, forse da oggi, anche Füllkrug.
Saranno i prossimi mesi a dire il resto.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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