6 Marzo 2026

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Fatti ed opinioni su AC Milan

Dentro la tempesta: perché capisco Allegri e Tare

L’arte di far apparire normale qualcosa di difficile.

Nel mio lavoro venivo da un mondo strano, quasi paradossale: la pianificazione era sacra, ma l’emergenza era il vero sovrano. Ogni inizio d’anno si stendeva il grande piano visite, una mappa di clienti da incontrare, coccolare, sostenere. I più importanti in cima, gli altri subito dietro, perché sì, c’erano priorità, ma nessuno doveva sentirsi trascurato.
E poi iniziava il balletto: fornire strumenti, idee, incentivi cuciti su misura. Un lavoro certosino, fatto di equilibrio e diplomazia.

Sopra di noi, la casa madre. Da una parte pretendeva risultati scintillanti con il minimo sforzo; dall’altra noi, che bussavamo alla porta chiedendo investimenti, margini, un po’ di ossigeno per i nostri clienti. Una trattativa continua, quasi quotidiana.

E mentre tutto questo procedeva, puntuali come un temporale d’agosto, arrivavano le emergenze. Il cliente che aveva bisogno di una mano per non perdere il suo cliente più grande. Quello che chiedeva una spinta commerciale all’ultimo minuto. Le telefonate serali, le corse del sabato, le mail della domenica mattina.
E non c’era tempo per riflettere: le emergenze andavano risolte in ore, non in giorni. Era un mestiere di reazione, oltre che di pianificazione.

Forse è per questo che capisco Allegri e Tare più di quanto mi arrabbi con loro. Perché il loro lavoro, sotto la superficie, è lo stesso.
Volete un esempio?

Füllkrug ha iniziato bene: qualche minuto convincente col Genoa, una partita piena contro la Fiorentina. Poi, ieri, una piccola incrinatura alla falange del piede. Una sciocchezza per noi, un problema enorme per chi vive di piedi. E allora Allegri decide: Leão e Pulisic dal primo minuto.
Perché loro e non Nkunku, che a Firenze era sembrato rinato?

Perché anche lui, come noi, ragiona sui suoi “clienti”. Leão sta bene, segna, trascina. Pulisic va protetto: tre gol sbagliati pesano, e lasciarlo fuori sarebbe un colpo alla fiducia.
Nkunku? Ha saltato due partite, si è allenato poco, può entrare ma non reggere novanta minuti. È semplice, se lo guardi da dentro. È complicato, se lo guardi dal divano.

E questo è solo l’attacco. Poi ci sono le emergenze del centrocampo, le fragilità della difesa, le teste da rimettere a posto, i muscoli da non rischiare, gli equilibri da non spezzare.
È lo stesso mestiere che facevo io, lo stesso che fanno tutti quelli che lavorano con clienti veri, con problemi veri, con richieste che arrivano quando meno te lo aspetti. Pianificare, sì, ma soprattutto saper reagire. Sapere che la casa madre può dire no, e allora devi inventarti una soluzione alternativa, subito.

È facile criticare dal divano o dal bancone del bar. Ma per me, Allegri e Tare stanno facendo un gran lavoro. Perché so cosa significa vivere in quel tipo di tempesta, e so quanto sia difficile far sembrare tutto normale.

Articolo di

Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia


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