
Hakan Çalhanoğlu lascia l’Inter per andare al Galatasaray.
E voi direte: “Embè? Chissenefrega! Buon viaggio e grazie per il disturbo.”
In realtà non è tanto il trasferimento a fare notizia, ma il solito teatrino che lo accompagna.
Ripassino veloce: nel 2018 il Bayer Leverkusen lo compra dall’Amburgo per 14,5 milioni. Tutto ok? Mica tanto. Il turco, il 18 giugno – cioè due settimane prima, si presenta con un certificato medico firmato da uno psicologo. Diagnosi: stress da tifosi troppo passionali (auto vandalizzata inclusa) e tensioni con il DS Oliver Kreuzer, che lo accusava di essere un traditore. Assenza dichiarata di quattro settimane.
Alla fine, più che un addio, sembrava l’uscita da un reality.
Arriva al Leverkusen e — toh! — due anni dopo gioca solo 15 partite. Motivo? Squalifica di 4 mesi: aveva firmato un pre-contratto col Trabzonspor nel 2011, quando ancora giocava al Karlsruhe. Poi ci ha ripensato. Ma le firme, si sa, pesano.
Capitolo Milan: nel 2021 Paolo Maldini gli offre il rinnovo con lo stipendio raddoppiato, da 2,5 a 5 milioni. Il nostro Hakan? Silenzio stampa. Nessuna risposta. Poi, con un colpo da maestro, firma con l’Inter per 5,5 milioni. Mezzo milione in più e tanti saluti. Il tutto condito da un certo entusiasmo per la nuova “famiglia”.
E ora? Chiede il passaggio al Galatasaray.
Lautaro lo prende bene, come sempre, e in diretta spara:
“Chi non vuole restare qui, se ne vada. Non ha capito cosa significa indossare questa maglia.”
Ma la vera chicca arriva dalla moglie di Çalhanoğlu — sì, quella del tradimento al marito ormai da tabloid — che replica a muso duro:
“Certe persone sono leali finché hanno bisogno di te.”
Tattica da Champions League del risentimento.
E Çalhanoğlu? Anche stavolta incassa e rilancia. Ormai è una tradizione: ogni volta che cambia squadra, si porta dietro drammi, accuse e tensioni. Una volta può capitare. Due, va bene. Ma alla terza, quarta, quinta… forse il problema non sono sempre gli altri.
Quanto alla moglie e alla sua massima da Baci Perugina, direi che il proverbio giusto è solo uno:
“Dio li fa e poi li accoppia.”
E li manda sui social.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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