Articolo di
Angelo Di Cioccio è conosciuto universalmente come AngelRedBlack su X, dove scrive con il suo account personale e su @MilanSpace_03 di cui è fondatore.
Blogger dal 2014, grande tifoso del Milan, simpatizzante del Pescara Calcio e del Chelsea FC.
Ha scritto anche per Calciomercato.com, ACMilanInside e Milan Community di Luca Serafini e Alessandro Jacobone.

Il Milan è in una situazione che, con alcuni aggiustamenti, permetterà al club rossonero di guardare al futuro con moderato ottimismo. Ma questi aggiustamenti devono obbligatoriamente esserci.
Il Milan è un club che, per quanto concerne la sua situazione finanziaria ed economica, è gestito nel migliore dei modi in Italia. E di questo gli va dato atto. Tuttavia la gestione sportiva deve assolutamente migliorare. Se andiamo a vedere in Serie A le squadre che negli ultimi anni hanno fatto bene e meglio, troviamo Inter e Napoli, che hanno gestioni sportive migliori, ma che tutto sommato fanno cose semplici, nulla di trascendentale. Per quanto riguarda invece la gestione economica, il Milan è la migliore di tutte le squadre d’Italia. Al tifoso interessa relativamente se poi questa virtuosa gestione economico-finanziaria non porta a una migliore gestione sportiva e, di conseguenza, a dei trofei.
Alla fine, se andiamo a vedere, al vertice dirigenziale dell’Inter ci sono Marotta, Ausilio e Baccin, mentre al Napoli troviamo De Laurentiis, Manna e Conte, che è anche un manager oltre che un allenatore. La sorpresa è il Como, che non lotta per i vertici ma sta stupendo tutti e anche qui la gestione sportiva ha una visione precisa, chiara, ben identificata. C’è una mission da portare a termine con una visione che permette, attraverso una continuità gestionale, di crescere step by step con Suwarso, Fabregas — che anche qui, come a Napoli con Antonio Conte, non allena soltanto ma fa anche il manager — e il ds Ludi, a capo della gestione sportiva del club.

Il Milan, se va elogiato per la gestione economica e finanziaria, anche a livello di partnership, accordi economici, sponsor e quant’altro, per la crescita costante del fatturato del club, per quanto riguarda l’aspetto sportivo presenta delle lacune, ma nulla di irrisolvibile. C’è da ritoccare e rivedere alcune situazioni, ma nulla di complesso o complicato. Basta davvero poco per passare dal fare 30 al fare 31, come si suol dire, ma questo poco, questo miglioramento, bisogna avere il coraggio di farlo e sforzarsi di farlo.
Ai vertici dirigenziali sportivi del Milan troviamo, dopo il patron Gerry Cardinale attraverso RedBird — che però è poco partecipe e presente — il presidente Paolo Scaroni, Chairman come è definito dal sito ufficiale del Milan, l’amministratore delegato Giorgio Furlani, il CEO, poi Geoffrey Moncada, direttore tecnico ma anche capo dello scouting, il direttore sportivo Igli Tare e poi il coach Max Allegri, che in questo caso non fa anche il manager, come non lo è neanche Chivu all’Inter, a differenza di Conte e Fabregas che sono manager all’inglese nel Napoli e nel Como: non si limitano ad allenare, ma fanno anche il calciomercato insieme agli altri dirigenti.
Come avete potuto constatare, il problema è all’apice della piramide sportiva del Milan. Paolo Scaroni e Giorgio Furlani sono due figure di assoluto spessore, manager importantissimi di fama internazionale: Scaroni, tra l’altro, è presidente di Eni e vicepresidente della banca Rothschild, mentre Giorgio Furlani, tra le altre cose, è stato portfolio manager del fondo Elliott, considerato uno dei più importanti hedge fund al mondo. Ma non sono uomini di calcio. Non hanno la competenza calcistica per poter essere al timone delle questioni sportive del Milan. Tralasciando le questioni extracalcistiche che derivano dalla cosiddetta “Marotta League”, che tanto stanno disgustando gran parte dell’Italia calcistica e che sporcano la Serie A e il calcio italiano — poiché la cultura del sospetto deriva dalla mancanza di trasparenza — non si può negare che l’Inter ha gente di esperienza calcistica al timone della gestione sportiva del club. Così come le altre citate. Questa cosa fa tutta la differenza del mondo.
Il Milan non ha all’apice della gestione sportiva persone di comprovata esperienza calcistica e ha troppi “galli nel pollaio”. Quindi c’è il rischio che ognuno voglia passare sopra l’altro nelle decisioni e venga a mancare quella collegialità decisionale e l’unione di vedute e di intenti. Bisogna mettere all’apice della piramide sportiva un amministratore delegato o un direttore generale che sia un uomo di calcio. Il ritorno di Paolo Maldini è un sogno, ma anche un Giovanni Sartori direttore generale, o un Demetrio Albertini, e un Adriano Galliani presidente o vicepresidente esecutivo, se proprio si vuole tenere Paolo Scaroni presidente per via della questione stadio.
Un uomo di calcio vero vede alcune sfumature, ha intuizioni che chi non ha esperienza nel calcio e non viene dal mondo del calcio non può vedere e non può avere. Per quello bisogna aver accumulato esperienza specifica nel calcio.
Prendiamo un errore di inizio stagione: la rosa corta. In alcuni articoli avevo letto che, poiché il Milan non faceva le coppe europee, Allegri avesse chiesto lui di avere una rosa corta, ma di certo non così. Perché nella costruzione di una rosa ci sono i calciatori spendibili e quelli non spendibili subito, che non vanno conteggiati. Un Odogu o un Balentien di inizio stagione fanno unità, fanno numero, ma non vanno considerati perché non sono spendibili nell’immediato. Sono giovani molto promettenti ed è un bene che stiano in prima squadra ad allenarsi con campioni come Modric, Rabiot, Leao, Pulisic, Maignan ecc., ma non devono essere considerati come numero. Sono un di più. Allegri ha valorizzato anche diversi calciatori rendendoli spendibili, come Bartesaghi e Athekame, ma a inizio stagione spendibili e pronti all’uso ne aveva 14-15 all’incirca. Non conteggio neanche il terzo portiere, il promettente Torriani.
Un uomo di calcio sa leggere bene certe situazioni e certi errori non li fa. Occorre avere un progetto chiaro, ruoli ben definiti, un orizzonte lineare, continuo, chiaro, da seguire con criterio logico. Rivoluzionare ogni anno è deleterio perché viene a mancare continuità di progetto. Se, per esempio, Allegri dopo aver riportato il Milan in Champions non restasse, sarebbe un problema perché dovresti trovare un coach simile, come può essere Simone Inzaghi, ma comunque sarebbe sempre un ripartire da zero. Sempre da capo. Bisogna dare continuità a un progetto. Stare in Champions è il minimo per il Milan, ma non basta. Al Milan bisogna vincere e avere una continuità di progetto: visione sportiva e crescita costante sono indispensabili. Gli uomini di comprovata esperienza calcistica sanno come si fa per avere successo.
Scopri di più da RossoneroBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


Altri articoli
Milan, il cambio di rotta vincente
La strana coppia
Milan, è l’uomo per te!