Un viaggio di 21 ore e 7 fusi orari per “soli” 12 milioni di euro.

Portare Milan-Como dall’altra parte del mondo, a Perth, in Australia, è l’ennesima idea brillante partorita in nome del “calcio globale”. Ma tra il dire e il fare ci sono ventuno ore di volo, un fuso orario devastante e una montagna di problemi che nessuno sembra voler guardare in faccia.
Tutto questo per un incasso di 12 milioni di euro, di cui — udite udite — solo il 65% finirà nelle casse del Milan. Vale davvero la pena sballottare una squadra di Serie A per una manciata di milioni?
1. Ventuno ore di disagio (non di viaggio)
Altro che trasferta. Qui si parla di una spedizione intercontinentale: 21 ore di volo, jet lag assicurato e muscoli messi a dura prova. Non è un dettaglio: stare per così tanto tempo seduti, o anche sdraiati, con pressioni diverse, spazi limitati e sonno sfasato, logora il corpo. I medici raccomandano di bere tanto per non disidratarsi. Ma chi si occupa del benessere dei giocatori, in mezzo a tutta questa follia logistica?
2. Fuso orario, sonno e alimentazione nel caos
Il jet lag è un nemico invisibile ma letale. Cambiano gli orari dei pasti, del sonno e quindi dell’allenamento. La concentrazione va a farsi benedire e i ritmi biologici diventano un disastro. Serve almeno una settimana per adattarsi, ma il Milan ne avrà giusto il tempo di scendere in campo… e poi tornare indietro.
3. Dal gelo milanese all’estate australiana
A febbraio, a Milano, si gioca con i guanti e il fiato che si vede. A Perth, nello stesso periodo, ci sono 30 gradi e sole pieno. Si passa dai 3-5 ai 32-35 gradi, per poi tornare al freddo di Milanello in meno di una settimana. Un doppio shock termico che farà impazzire il fisico degli atleti. Ma sì, tanto sono “professionisti”, no?
4. Il calendario impazzisce: la Coppa Italia a rischio
Se il Milan dovesse battere la Lazio, la semifinale di Coppa Italia è fissata il 12 febbraio. Ma dopo un viaggio del genere e con i tempi di recupero consigliati dai medici (fino al giovedì successivo), come si fa a scendere in campo? Sarebbe un suicidio atletico. Eppure, nessuno sembra preoccuparsene troppo.
5. Pisa, la beffa dopo la beffa
Neanche il tempo di respirare e, nel weekend del 15 febbraio, arriva un’altra trasferta: a Pisa. Due viaggi, due fatiche, zero pause. Forse il calendario è stato pensato da qualcuno che non ha mai messo piede in un aeroporto dopo un volo intercontinentale … o forse sì ma se ne frega.
Il conto finale: 12 milioni per uno scempio sportivo
Dodici milioni di euro. Di questi, il Milan incasserà circa 8 milioni. Per chi fa calcio a certi livelli, è una cifra che non cambia la vita. Ma può cambiarla — in peggio — per i giocatori e per i tifosi (vogliamo parlare degli abbonati che riceveranno un voucher per la mancata partita a San Siro?).
Si sacrifica la salute, il calendario, la logica sportiva e il legame con la città. Tutto per una vetrina all’altro capo del mondo.
Il calcio moderno, ancora una volta, dimostra di non aver capito la sua lezione più importante: senza passione, senza stadio e senza rispetto per chi lo ama, il pallone non gira. Nemmeno a Perth.
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