6 Marzo 2026

RossoneroBlog

Fatti ed opinioni su AC Milan

Milan, il giorno dopo: Allegri cerca soluzioni, ma serve un vero numero nove

Santiago Giménez

Tra i limiti di Giménez, l’ennesimo gol di Leão e un arbitraggio discutibile, i rossoneri restano aggrappati alla corsa Champions ma il nodo dell’attacco resta irrisolto.

Ormai sapete che, come sempre, faccio la mia analisi della partita “a caldo”, cioè subito dopo che il match è terminato. In quell’ambito, dopo una sintesi di ciò che è accaduto nei 90 minuti, provo anche a fare un’analisi tecnica di quanto abbiamo visto sul campo.

Il giorno dopo, “a freddo”, mi piace invece analizzare gli aspetti al di fuori degli episodi che fanno la cronistoria del match e di quelli puramente tecnici.
Cosa possiamo dire, dunque, il giorno dopo questo Milan-Pisa?

Innanzitutto, comincia a essere chiaro che fino a oggi Massimiliano Allegri ha fatto il massimo con una squadra in cui c’è un centravanti non del tutto adatto al gioco imposto dall’allenatore.
Santi Giménez è un bravo attaccante, ma la sua esperienza qui a Milano possiamo definirla finora piuttosto negativa.
Certamente ciò è frutto di una serie di circostanze non dipendenti da lui: arrivato a gennaio – quindi non a inizio stagione – senza la dovuta preparazione e senza ancora conoscere bene né i compagni né i dettami di mister Conceição, ha poi subito anche qualche infortunio.

Si è successivamente trovato agli ordini di un nuovo allenatore, ma anche in questo caso è arrivato in ritardo a Milanello a causa degli impegni con la nazionale. Queste possono essere delle attenuanti, e a sua difesa si può dire che non può certo essere considerato un incapace un attaccante che in Olanda ha segnato un numero così importante di reti (ben 65 in tutte le competizioni al Feyenoord, un totale di 105 partite).

Allegri, nel frattempo, sta provando in tutti i modi a trovare soluzioni per l’attacco, dato che in rosa non ha un vero centravanti come lui lo intende.
Sintomatico è il fatto che abbia dichiarato di voler provare a trasformare Rafael Leão in una punta pura perché, come ha spiegato, secondo lui possiede le caratteristiche per farlo. Ecco quindi che da grande allenatore navigato tenta soluzioni adattando la squadra all’avversario che si trova di fronte.

Ieri, come c’era da aspettarsi, i rossoneri hanno affrontato la classica squadra chiusa. Il Milan, come abbiamo potuto osservare spesso durante la gara, ha provato per lunghi tratti a stare più basso per indurre la formazione pisana a uscire dalla propria roccaforte difensiva.
Nonostante ciò, Giménez ha mostrato ancora una volta i suoi limiti: difficoltà a giocare contro squadre chiuse e una preoccupante tendenza a essere avulso dal gioco.
Come spesso abbiamo notato, il messicano ama farsi servire in profondità, ma ciò è difficile quando l’avversario si arrocca davanti alla propria area creando densità e impedendo passaggi filtranti. Giménez, dunque, si è ritrovato spesso a non trovare la posizione più adatta al gioco della squadra.

Fortunatamente, ieri ci ha pensato ancora una volta Leão a buttarla dentro, riuscendoci una volta e provandoci in almeno altre due occasioni. Tuttavia, il Milan non può continuare a vivere aggrappandosi al portoghese.
È ovvio che con il rientro di Pulisic e, magari, con un Saelemaekers più presente anche prima degli ultimi quindici minuti finali (come accaduto ieri sera), le cose potrebbero migliorare. Tuttavia, serve comunque un centravanti classico, perché o Giménez cambia drasticamente il suo modo di giocare o serve un vero numero nove, anche perché Nkunku non è una prima punta.

La scarsità di reti, poi, viene spesso punita quando ci si trova a fronteggiare episodi come quelli visti ieri sera.

Non vorrei dire che l’arbitraggio di Zufferli sia stato condizionato dalle lunghe e, per certi versi, anche noiose discussioni sul rigore concesso al Milan contro la Fiorentina nello scorso turno di campionato, ma concedere erroneamente un rigore al Pisa per un braccio che De Winter stava semplicemente chiudendo – e anche Marelli su DAZN, solitamente incline a giustificare l’arbitro, ha affermato che non era da fischiare – e soprattutto non annullare la rete del vantaggio pisano di Nzola, dopo che un suo compagno aveva chiaramente travolto Gabbia per impedirgli di intervenire, ha davvero tutto l’aspetto di una decisione confusa… forse, appunto, condizionata dalle polemiche dei giorni precedenti.

Polemiche e discussioni ormai evidentemente montate ad arte da opinionisti e tifosi delle squadre avversarie del Milan per contendersi un posto in Champions League, con tutti i benefici economici che questo comporta e con il gran bisogno di soldi che tali club hanno.

Detto ciò, come ho scritto ieri, l’importante è tenere il passo delle altre tre squadre per raggiungere l’obiettivo dichiarato – il piazzamento in Champions – e, per il momento, ci siamo ancora.

Articolo di

Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia


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