Santiago Giménez
Una dettagliata analisi dei motivi per cui segna dappertutto tranne che al Milan

Anche oggi i media, specialmente quelli che è ormai evidente che siano di parte avversaria, non perdono occasione per sottolineare la crisi che Santiago Giménez sembra attraversare al Milan, specialmente dopo le due lampanti occasioni da gol purtroppo fallite contro il Bologna nella gara di domenica scorsa.
L’attaccante è arrivato al Milan, il 3 febbraio scorso, con l’etichetta di bomber implacabile, forte dei numeri messi in mostra al Feyenoord e delle reti segnate con continuità anche in nazionale messicana. Eppure, in rossonero, il suo rendimento realizzativo sembra non rispecchiare le aspettative. Le ragioni vanno ricercate soprattutto sul piano tecnico-tattico, con alcune sfumature psicologiche che pesano sul suo adattamento.
Andiamo ad analizzarle.
Il contesto Feyenoord
A Rotterdam, Giménez era al centro di un sistema costruito per esaltare le sue caratteristiche. La squadra di Slot giocava con grande verticalità e con un pressing alto che costringeva gli avversari a commettere errori nella propria metà campo. Giménez riceveva spesso palloni puliti in area, con i terzini molto alti e le mezzali pronte ad accompagnare. Era il terminale di un flusso costante di cross, filtranti e seconde palle: il classico centravanti che finalizza un lavoro collettivo rapido e diretto.
Il ruolo in nazionale
Con il Messico, Giménez beneficia di un contesto meno strutturato ma che gli lascia libertà di attaccare la profondità. La nazionale sfrutta la sua capacità di muoversi tra i difensori e la sua freddezza sotto porta. Gli spazi, soprattutto nelle partite di qualificazione o contro avversari meno solidi, sono più ampi e permettono a un attaccante come lui di esprimere il proprio istinto.
La situazione al Milan
A Milano, lo scenario è diverso. Il Milan tende a costruire con pazienza, spesso affrontando difese schierate e compatte in Serie A, un campionato notoriamente più tattico e meno permissivo negli spazi centrali. Giménez riceve meno palloni in area “pronti da calciare” e deve partecipare maggiormente al gioco spalle alla porta, compito in cui non eccelle come altri centravanti abituati a cucire la manovra. Inoltre, la mancanza di cross costanti e di compagni che riempiono l’area con continuità riduce le sue opportunità. La sua caratteristica principale – essere un finalizzatore rapido ed efficace nei 16 metri – rischia così di restare poco sfruttata.
Aspetti psicologici
Infine, c’è la dimensione mentale. Al Feyenoord e in nazionale Giménez gioca con fiducia, sentendosi il punto di riferimento offensivo. Al Milan, invece, l’attesa del grande salto e la pressione di dover dimostrare subito il suo valore possono incidere sulla lucidità. Un attaccante vive di fiducia: quando i gol non arrivano, cresce la tendenza a forzare le giocate o a muoversi in maniera meno istintiva.
Ecco un aggiornamento che integra dati concreti per rafforzare l’analisi su Giménez: che cosa dicono le statistiche su attesa realizzativa, tiri, xG, per capire quanto il suo rendimento risponda al potenziale e quanto sia limitato dal contesto.
Dati recenti: Feyenoord vs Milan / Serie A
(Fonti: FootyStats, UEFA e FBRef)
- Al Feyenoord
- In Eredivisie 2024-25, Giménez ha segnato 7 gol in 11 partite con un xG (expected goals) totale di circa 6,55. Questo significa che il suo rendimento è stato molto vicino (anzi lievemente sopra) a ciò che ci si attendeva, segno che sfruttava bene le occasioni.
- Non-penalty xG (“npxG”, cioè esclusi rigori) anch’esso alto: ~ 5,15 in quelle 11 partite, ovvero ~ 0,60 npxG a partita, che è un dato top per un centravanti nella lega olandese.
- Al Milan / in Serie A
- Secondo FootyStats, nella stagione 2024-25 ha giocato 14 partite di Serie A, con circa 5 gol segnati.
- Però l’“expected goals” non-penalty è molto più basso: ~ 1,87 su queste 14 partite (per ~0,44 npxG a 90 minuti) . Quindi il volume probabilistico di occasioni “buone” è sensibilmente inferiore.
- Si nota anche che i tiri totali («shots») per partita sono pochi, e spesso non ben posizionati: poche occasioni limpide, pochi tocchi in area (anche se non tutte le fonti quantificano i tocchi in area per Giménez specificamente).
- Champions League e altre competizioni
- In Champions League per il Milan nella stagione più recente, le statistiche ufficiali parlano di ~11 tentativi totali, con media per partita ~1,58 tiri, ma con conversione / rendimento molto inferiore rispetto a quanto faceva alla Feyenoord.
- Un dato da FBref segnala che negli anni al Feyenoord, su tre stagioni, Giménez ha prodotto ~13 tiri ogni 90 minuti (ratios) vs Milan dove il numero è crollato drasticamente in contesti Champions, segno di minor frequenza nello “stato utile” dell’azione offensiva.
Interpretazione tecnica / tattica alla luce dei numeri
Dal confronto emerge che:
- Al Feyenoord, Giménez generava molte occasioni “vicine” al gol, con tiri da posizioni favorevoli, azioni rapide e offensive dirette; l’xG elevato suggerisce che le opportunità non erano casuali, ma proveniva da azioni efficaci.
- Al Milan, l’xG nettamente più basso per partita significa che ha meno chance reali per segnare: gli spazi sono più stretti, il ritmo del gioco è diverso, la costruzione dell’azione spesso è lenta, ci sono più difese attente e ben organizzate.
- Inoltre, il basso numero di tiri per 90 o la limitata frequenza di tiri “da dentro l’area” riducono la probabilità di gol — un centravanti come lui ha bisogno proprio di quelle situazioni. Se raramente riceve palloni puliti in area, anche il miglior finalizzatore perde opportunità.
- Anche la qualità dei tiri (posizione, pressione del difensore, angolo, assist etc.) conta: il fatto che l’xG sia basso vuol dire che molte occasioni che ha non sono “altamente predittive” (cioè non da posizione facile, o con grandi possibilità di conversione).
C’è inoltre una statistica che ci aiuta a quantificare il cambiamento nei tocchi in area (“touches in opponent’s box”) di Santiago Giménez dal Feyenoord a Milan, di modo da confrontare meglio i due contesti. (Fonti: Soccerment e SempreMilan):
Al Feyenoord, Giménez aveva una media di 7,7 tocchi in area avversaria per partita.
Al Milan, la media è scesa a ~ 4,4 tocchi in area avversaria per partita.
Questo è un calo significativo, quasi la metà: da ~7,7 a ~4,4. Significa che, ogni partita, Giménez ha molto meno contatto/presenza nella zona in cui finalizzare azioni, ricevere cross slanciati, attaccare la profondità, fare sponde dentro l’area, e simili.
Questo dato si allinea con le altre statistiche che indicano:
- meno tiri per partita al Milan rispetto al Feyenoord.
- posizione dei suoi tocchi spostata più indietro / verso il centrocampismo o la zona tra le linee, piuttosto che “campare” nella zona centrale dell’area.
Risvolti psicologici + implicazioni
I numeri suggeriscono che Giménez non sia “scarso” al Milan, ma piuttosto che il sistema non gli fornisca le stesse condizioni favorevoli che aveva in Olanda. Questo implica che:
- Quando le occasioni vengono, la pressione su di lui aumenta: meno spazi, meno tempo per la decisione, più pressione da parte dei difensori e più aspettative interne del club/fans possono inibire la scelta ottimale.
- Le sequenze di prestazioni con pochi tiri/utili occasioni possono generare frustrazione: se un attaccante è abituato a tanti palloni dentro l’area, ma trova solo palloni marginali, la fiducia cala.
- C’è anche possibile effetto cumulativo: quando non segna per alcune partite, può diventare meno aggressivo nel posizionamento, attendere piuttosto che muoversi, evitare il contatto, scegliere tiri peggiori.
In sintesi, il “caso Giménez” non è tanto una questione di talento, quanto di contesto tattico e ambientale: finché il Milan non riuscirà a metterlo nelle condizioni di sfruttare le sue qualità da cecchino d’area, il suo potenziale rimarrà solo parzialmente espresso.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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