Lautaro Martinez (Getty Images)
Gli ingiocabili: l’autostima nerazzurra, patrimonio dell’Unesco

Milan e Inter sono legate. Legatissime. Due società che condividono gli stessi obiettivi economici, gli stessi sponsor, lo stesso stadio… praticamente una coppia di fatto, solo senza l’amore.
Al di là del nuovo stadio “nuovo di zecca” che vogliono costruire insieme – scelta che ai tifosi piace quanto un derby giocato a porte chiuse – rossoneri e nerazzurri condividono anche un bel pacchetto di sponsor, le famose “sei sorelle”: Konami, Socios, Enel, La Molisana, Technogym e TIM.
Insomma, una famiglia allargata. E quando arriverà il nuovo stadio, hanno già deciso come spartirsi i ricavi: tutto molto romantico.
La condivisione però finisce qui. E per noi tifosi è già un miracolo che finisca qui.
Ieri sera a San Siro si è giocata Inter–Arsenal, giornata 7 su 8, finita 1-3. Gol di Juan Jesus, pareggio di Sučić, poi di nuovo Juan Jesus e infine Gyökeres a chiuderla.
E pensare che quando si vociferava che Juan Jesus fosse sul mercato e il Milan interessato, i rossoneri “esperti di tutto” avevano già sentenziato che fosse bollito. Bollito… e intanto ha fatto a fette la squadra che “non si può giocare contro”.
Sappiamo bene che, da bravi italiani, dovremmo tifare per tutte le squadre italiane in Champions League. Ma non scherziamo: non per patriottismo. È solo una questione di slot europei. Più italiane vanno avanti, più possibilità ci sono di averne cinque l’anno prossimo.
Detto questo, penso di parlare per molti quando dico che non mi dispiace per l’Inter. Per niente.
Non è solo rivalità cittadina. È l’atteggiamento. Loro sono i migliori, i più forti, i più belli… gli “ingiocabili”.
E ci credono davvero: dai giocatori ai tifosi, passando per la stampa che li tratta come se fossero una collezione di Maradona in miniatura.
La finale persa col PSG? Dettagli. Roba che non scalfisce l’autostima.
Poi vai a guardare bene e scopri che hanno perso tre partite consecutive – Atlético Madrid, Liverpool e Arsenal – nella stessa edizione di Champions per la prima volta nella loro storia.
Vai a guardare bene e scopri che il tanto osannato Lautaro Martínez, quello che molti commentatori descrivono come un incrocio tra Van Basten e Batistuta, nei big match 2025/26 ha fatto zero gol e zero assist: Napoli (due volte), Milan, Juventus, Roma, Atlético, Liverpool, Arsenal.
Zero. Come la loro autoironia.
Vai a guardare bene e vedi che la corazzata Inter, con tutti i suoi “ingiocabili” e la corte di giornalisti che li valuta come opere d’arte contemporanea, in campionato è sopra il tanto bistrattato Milan di soli 3 punti.
Ma certo: per il Milan è sempre fortuna. Per l’Inter invece è “progetto”.
Non per niente il soprannome dei nerazzurri è “Baüscia”: in dialetto milanese quelli che si sentono superiori… senza che nessuno abbia mai capito bene il perché.
Il giorno in cui smetteranno di atteggiarsi, in cui stampa e TV smetteranno di pomparli come se fossero tutti fenomeni, in cui la smetteranno di fare i giganti con i piccoli per poi diventare lillipuziani coi grandi… allora forse tiferò anch’io per loro in Champions.
No, dai. Sto scherzando. Ovviamente.
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Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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