
Ci guardiamo attorno e ci chiediamo: chi sono i leader di questo gruppo?
Maignan, Modric, Rabiot. Forse anche Pulisic, che non alza la voce ma parla con i fatti — dedizione, sacrificio, esempio. Ha il carisma di chi porta la fascia della Nazionale USA e lo fa con orgoglio.
Allegri ci prova. Sta coltivando i leader di domani: Gabbia, Leao… Ma la verità è che questo Milan è ancora un cantiere, pieno di giovani che promettono, che qualche volta dimostrano ma altre volte proprio no.
E allora basta con l’alibi del numero nove che segna venti gol. Basta con il mito del bomber risolutore.
Il calcio non è solo numeri, è fame. È voglia di chiudere le partite, di non mollare mai.
Contro una neopromossa, dopo mezz’ora, sei avanti di due gol — uno firmato e l’altro procurato da Saelemaekers. E invece di affondare il colpo, ti fermi. Ti illudi, forse pensi di aver concluso il lavoro. Ma il tempo non si ferma, e gli avversari lo sanno. Lo sfruttano. Lo mordono.
Modric, alla fine della passata partita contro il Pisa, lo ha detto con la lucidità di chi ha vissuto mille battaglie:
“Dovevamo chiudere la partita nel primo tempo, quando abbiamo giocato bene. Abbiamo perso due punti. Queste partite vanno vinte.”
Parole che dovrebbero bruciare. E invece sembrano svanite nel vento.
Questo Milan ha bisogno di tempo, sì. Ma anche di cuore.
Ci sono strascichi della stagione passata, infortuni da superare, giocatori da far crescere. Serve pazienza, ma anche rabbia. Quella sana, quella che ti fa stringere i denti e non accettare il pareggio come fosse normale.
Per carità, non siamo allo sbando, non siamo la Fiorentina. Ma vedere partite come quella contro il Parma fa male. Fa salire il sangue alla testa. Fa tremare le mani.
Qualcuno parlava già di scudetto. Ma Allegri lo ripete, con la calma di chi sa come si costruisce una squadra: l’obiettivo è entrare tra le prime quattro. Tornare in Champions. E allora sì, calma e gesso. Ma anche occhi aperti e cuore acceso. Perché questo Milan, se vuole diventare grande, deve imparare a soffrire. E a vincere.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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