Davvero diamo per scontato che siano tutti inetti?

Ritorno sulla riflessione che ho fatto ieri nel mio post intitolato “Un po’ più di interazione, si può?”, circa il dubbio che avevo su Tare e Allegri. Non tanto in quanto uomini di calcio o sulla loro professionalità – ci mancherebbe – ma proprio per queste due caratteristiche mi domandavo se davvero fossero all’oscuro del fatto che, al Milan, il mercato si fa sui centesimi.
Mi spiego meglio: da quando il mercato è ufficialmente iniziato, cioè dal 1° luglio, al Milan è arrivato Samuele Ricci, concludendo una trattativa che idealmente era già cominciata nella scorsa stagione. È voce corrente che Ricci, che già il Milan voleva la scorsa stagione, sia stato volutamente lasciato al Torino per un’ulteriore annata, d’accordo con Urbano Cairo, il quale avrebbe poi abbassato le pretese sul suo cartellino quando il Milan si fosse ripresentato. E così è stato.
Oggi dovrebbe arrivare Luka Modric, che firmerà un contratto di un solo anno. E questo la dice lunga sul progetto che i rossoneri hanno in mente per il croato. Un solo anno, non tanto per la sua età (a Ibrahimović fecero un contratto più lungo, con un’età pari o superiore), quanto perché il centrocampista croato arriverà con il preciso scopo di fare da chioccia ai giovani, compattare lo spogliatoio in un gruppo unito e con una visione comune, e mettersi a disposizione del mister. Al Milan evidentemente ritengono che un anno sia sufficiente. E io la penso allo stesso modo.
Per il resto, ciò che abbiamo visto finora sono queste situazioni: due cessioni importanti, che dal punto di vista tecnico comportano l’esigenza di sopperire in maniera adeguata, e trattative che si dilungano come telenovelas oppure si interrompono bruscamente per questioni economiche.
Reijnders e Theo sono andati via. Alla mancanza del primo, Allegri sopperirà con un centrocampo dove ruoteranno Ricci, Modric, Fofana, Bondo, Loftus-Cheek, al momento ancora Musah e, se si concluderà la telenovela con il Bruges, anche Jashari.
Per quanto riguarda il secondo, al momento non ci sono novità sulla sua sostituzione. Archie Brown, che sembrava in dirittura d’arrivo, si è accasato in Turchia. Sono convinto che Brown, data la sua caratura tecnica, non sarebbe stato il sostituto naturale di Theo. E quindi, a questo punto, il Milan deve trovare un sostituto per il terzino inglese, oltre a cercare sia il terzino sinistro titolare, sia quello titolare destro.
Ma, come dicevo all’inizio, ieri ho fatto una riflessione che vorrei completare con quanto scritto finora. Jashari vuole il Milan (ha rifiutato club inglesi, tedeschi e turchi in attesa della conclusione della trattativa), il Bruges chiede 40 milioni e il Milan ne offre 32,5 + bonus fino ad arrivare a 38.
Se questi bonus siano facili o difficili da raggiungere, non ci è dato saperlo. Ma in ogni caso stiamo parlando di due milioni di differenza.
Nel caso di Brown, il giocatore ha accettato il Fenerbahçe perché i turchi hanno ritoccato la loro offerta sul suo ingaggio e promesso tre milioni di euro ai suoi agenti.
In entrambi i casi, dunque, si parla di pochi milioni. Ora, è chiaro che per noi comuni mortali si tratta di un’enormità, ma nel calcio due, tre o cinque milioni sono poca cosa.
Quello che mi lascia perplesso, quindi, sono queste situazioni in cui tutto si potrebbe risolvere allargando leggermente i classici “cordoni della borsa” e accontentando il Bruges – nel caso di Jashari – oppure gli agenti di Brown.
Ma il Milan non lo fa. Perché?
È una questione di orgoglio, quindi un modo per far vedere che il Milan non scende a compromessi?
Oppure – e sarebbe lo scenario peggiore – in società certi schemi sono talmente rigidi che gli errori commessi nella scorsa stagione non hanno insegnato nulla?
Davvero dobbiamo credere che siano così ciechi da, pur di rispettare i dettami della proprietà sul bilancio, rischiare (di nuovo) di mandare tutto a rotoli?
O forse bisogna analizzare bene caso per caso e, fidandoci della professionalità di Tare e Allegri, pensare che abbiano la situazione saldamente in mano e che certe dinamiche servano solo a mostrare una parvenza di società “dura e pura”, che non cede al primo ricatto?
Mi spiego meglio.
E se tra Jashari, Milan e Bruges ci fosse già un accordo, ma le due società volessero far vedere ai rispettivi tifosi di avere il coltello dalla parte del manico?
Il Bruges che dimostra di aver resistito fino all’ultimo prima di “cedere” un giocatore scontento, e il Milan che non ha mollato un centimetro?
E se il Milan, per politica interna, avesse deciso di non accontentare le richieste di super-commissioni da parte degli agenti – tanto più se si tratta di un terzino normale come Archie Brown?
In questi due scenari, tutti uscirebbero vincenti:
- il Bruges ottiene i 38 milioni che voleva sin dall’inizio,
- Jashari ottiene il Milan,
- il Milan ottiene Jashari,
- Brown e i suoi agenti hanno ciò che volevano,
- e il Milan ha già pronte alternative a Brown.
Sono domande che mi nascono da una semplice constatazione: è possibile che due navigati uomini di calcio come Igli Tare e Massimiliano Allegri, in un ambiente come quello della Serie A, dove tutti si conoscono e sanno molto – ma molto – di più di quanto possiamo sapere noi tifosi e persino i giornalisti sportivi, non fossero consapevoli che stavano per entrare in una società con una rigidità estrema nelle spese?
Pochi milioni, in fondo, si recuperano con uno sponsor in più. Quindi, perché essere così rigidi?
Si impone poi un’ulteriore riflessione: più i pezzi importanti tardano ad arrivare, peggio è per l’allenatore, che non può provarli nelle amichevoli estive, cioè quelle partite necessarie per testare schemi e gioco direttamente sul campo, contro avversari di tutto rispetto.
Oppure Allegri ha già un piano per gestire il tutto, anche in caso di ritardi?
Sono tutte domande lecite, no?
Tra dieci giorni ci sarà la prima amichevole del Milan contro l’Arsenal, e Allegri si presenterà con una squadra incompleta. Lo stesso Modric, dopo le visite mediche di oggi e la firma del contratto, andrà in vacanza e si presenterà ad agosto, saltando Arsenal, Liverpool e Perth Glory.
Allegri che farà? Si dispererà o ha già preventivato tutto, contando di arrivare all’inizio del campionato con una squadra completa e rodata?
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
Non credo che, tra proprietà e dirigenza, al Milan siano così sprovveduti da non capire che, se vogliono far funzionare il “progetto RedBird”, il Milan dovrà risorgere – e per farlo, dovrà avere gli strumenti adeguati.
Ecco i motivi per cui mi faccio tutte queste domande.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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