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Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia

PRIMO TEMPO
Pronti via… e pronti male. Al 5° Laurienté fa quello che vuole: passa a Berardi, Estupiñan lo guarda come si guarda un tram che passa, e il Sassuolo è già avanti. Sassuolo–Milan 1-0.
Due minuti dopo N’Zola rischia pure di farci il favore di raddoppiare, tanto per chiarire subito l’andazzo.
Al 9° Tomori decide che oggi il cervello può rimanere negli spogliatoi: calcione inutile, giallo inevitabile.
Un minuto dopo Laurienté si imbuca, Gabbia lo tampona, Maresca fa spallucce.
Al 17° tocca a Nkunku essere atterrato in area: rigore? Maresca, coerente nella sua confusione, dice ancora no.
Al 18° il Sassuolo perde palla, Leao ha la palla del pareggio sul sinistro… e la butta fuori. Non serviva sfondare la porta, Rafa: bastava ricordarsi che sei un fuoriclasse.
Al 24° Tomori replica il fallo di prima. Replica anche il giallo. E replica pure l’uscita dal campo, stavolta con rosso. Milan in 10, sotto di un gol e con un centrale che oggi sembrava in gita scolastica.
Al 27° Pavlovic salva su Thorsvedt, unico lampo difensivo degno di nota.
Al 48° Saelemaekers prova a fare tutto da solo e quasi ci riesce.
Per il resto, il Milan non pervenuto.
SECONDO TEMPO
Dentro Athekame per Nkunku: scelta obbligata, visto che uno è un difensore e l’altro oggi era un’ombra.
Nel Sassuolo esce Matic perché ammonito… esattamente ciò che Allegri avrebbe dovuto fare con Tomori prima che decidesse di auto-eliminarsi.
E come nel primo tempo, pronti via… e pronti KO. Scambio Laurienté–Thorsvedt, difesa immobile come un quadro del ‘600, e 2-0 Sassuolo.
Il Milan? Statico, lento, prevedibile. Una squadra che sembra giocare con il freno a mano tirato e la testa altrove.
Al 59° Allegri cambia modulo e mezza squadra: dentro Loftus-Cheek, Giménez e Pulisic. Fuori Fofana, Saelemaekers e Leao.
Otto minuti dopo Jashari lascia il posto a Ricci, che entra e viene ammonito subito, giusto per mantenere la tradizione della giornata.
A dieci dalla fine Athekame prova almeno a tirare: palla fuori di quattro metri. Ma almeno ci ha provato.
CONCLUSIONI
Primo tempo indecoroso. Leao che prova ma sbaglia, Nkunku inesistente, Jashari impalpabile, Fofana che vince contrasti e poi regala palloni come fossero gadget allo stadio.
L’espulsione di Tomori pesa, certo. Ma la partita era già indirizzata male da prima. I suoi due falli sono roba da “livello esordienti”, e se Allegri è sempre comprensivo con i suoi ragazzi, stavolta serve una sveglia vera. Perché qui non si parla di errori: si parla di assenza di lucidità in un momento cruciale della stagione.
E Allegri? Doveva toglierlo al primo giallo. Punto.
De Winter era lì. Athekame pure. Ma niente: si è scelto di rischiare. E si è perso.
Il Milan, quando ha la palla, pensa troppo. Troppo. La manovra è lenta, prevedibile, scolastica. Nessuno si smarca, nessuno rompe le linee, nessuno accelera.
E nel secondo tempo, subito il 2-0. Fine dei giochi.
La facilità con cui il Sassuolo ha raddoppiato è imbarazzante: squadra ferma, occhi addosso all’avversario come se fossero ancora nello spogliatoio a parlare con Allegri. Encefalogramma piatto.
Ennesima occasione buttata nella spazzatura indifferenziata. E non è neanche riciclabile.
Nonostante i cambi, il Milan la perde. E perde anche la possibilità di respirare un minimo nella corsa Champions.
Ora i sei punti necessari vanno fatti in tre partite. E se hai sofferto così col Sassuolo, non oso immaginare cosa succederà contro una Atalanta più forte, un Genoa organizzato e un Cagliari che lotta per la vita.
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