Tra ambizioni globali e resistenze istituzionali, la Serie A rischia un nuovo dietrofront

Il sogno della Serie A di esportare una partita ufficiale in Australia, con Milan e Como protagoniste a Perth nel febbraio 2026, si sta trasformando in un caso diplomatico e sportivo di portata continentale. Dopo il clamoroso stop alla sfida tra Barcellona e Villarreal prevista a Miami, anche il match italiano rischia di naufragare sotto il peso delle pressioni politiche e delle perplessità regolamentari.
L’UEFA aveva concesso il via libera “in via eccezionale”, ma il consenso definitivo resta appeso ai sì della Confederazione asiatica (AFC), della Federcalcio australiana e della FIFA. Proprio quest’ultima, per bocca del presidente Gianni Infantino, ha definito le partite di campionato giocate su altri continenti “un grosso rischio”. E ora, secondo quanto riportato dal Guardian, l’AFC starebbe subendo forti pressioni per negare l’autorizzazione all’evento.
Il precedente spagnolo pesa come un macigno. La Liga, dopo settimane di tensioni interne culminate con proteste simboliche in campo e due ricorsi del Real Madrid, ha dovuto rinunciare al progetto Miami. Il promotore Relevent Sports ha ritirato l’iniziativa a poche ore dall’apertura della vendita biglietti, temendo un danno d’immagine e possibili perdite economiche.
Nel caso italiano, Relevent non è coinvolta, ma le polemiche non mancano. Adrien Rabiot ha definito “folle” e “assurda” l’idea di giocare a 13.000 chilometri da San Siro, mentre Massimiliano Allegri, oggi in conferenza stampa, ha chiesto chiarezza: “Meglio giocare in Italia, ma se andremo in Australia ci organizzeremo. L’importante è decidere presto”. Il Como, invece, ha difeso la scelta parlando di “una missione per la sopravvivenza della Serie A”Sky Sport.
Dietro la proposta si cela anche una necessità logistica: San Siro sarà indisponibile a causa dei preparativi per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Ma la motivazione economica e simbolica è ancora più forte: portare il calcio italiano in nuovi mercati, cercando visibilità e introiti in un momento di crisi strutturale per il sistema.
Tuttavia, il fronte del no si allarga. La Premier League, la DFB tedesca e la FA inglese si sono già espresse contro le partite di campionato all’estero. E la FIFA, che sta lavorando a una revisione del regolamento per limitare o vietare del tutto queste iniziative, potrebbe presto chiudere la porta a ogni esperimento simile.
Il futuro di Milan-Como a Perth resta dunque incerto. Se da un lato c’è chi sogna una Serie A globale, dall’altro si alza un muro di resistenze istituzionali e culturali. Il calcio europeo, per ora, sembra voler restare a casa.
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