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Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia

Cinque giorni.
Solo cinque giorni, e poi il tempo inizierà a srotolare le sue risposte una dopo l’altra, come pagine che finalmente si lasciano voltare. In queste ore sospese, il Milan vive in una sorta di crepuscolo: non è ancora notte, ma non è nemmeno giorno. È l’attesa che respira.
Sapremo presto se la squadra avrà centrato l’obiettivo minimo, quello che da mesi accompagna ogni discorso, ogni analisi, ogni sospiro: la qualificazione alla prossima Champions League.
E da lì, come in un domino, cadranno tutte le altre tessere.
Sapremo se Massimiliano Allegri resterà seduto su quella panchina che conosce come una seconda pelle. Il suo contratto parla chiaro: la Champions porta con sé un rinnovo automatico, un altro anno, uno stipendio che sale. Ma i contratti, da soli, non raccontano tutto. Raccontano solo ciò che è scritto, non ciò che si muove sotto la superficie.
Sapremo se la proprietà — così presente, così visibile negli ultimi mesi nella figura di Gerry Cardinale — deciderà di mettere nelle mani di Allegri gli strumenti per costruire la squadra che immagina.
E sapremo anche se, nel caso contrario, il tecnico sentirà la tentazione di voltare pagina.
Poi ci sono le figure che orbitano attorno al cuore del club: Igli Tare, il Direttore Sportivo, il cui futuro è ancora un punto interrogativo; i giocatori che resteranno e quelli che, invece, imboccheranno la strada dell’addio; i ruoli di Giorgio Furlani e forse di Zlatan Ibrahimović, che potrebbero essere ridisegnati; il destino di Massimo Calvelli, ancora tutto da decifrare.
E infine, come un sussurro che torna ciclicamente, la voce su Adriano Galliani.
Rientrerà davvero nell’organigramma del Milan? E se sì, con quale veste?
Domande che oggi sono solo ombre, sagome non ancora illuminate.
Ma tutto questo — ogni scenario, ogni possibilità, ogni incrocio di destini — dipende da un’unica, semplice, crudele variabile: il piazzamento finale del Milan.
Arrivare tra le prime quattro.
Oppure no.
Non esiste un terzo sentiero.
Per questo, adesso, il resto deve tacere.
Domenica sera, alle 20.45, si gioca molto più di una partita: si gioca il futuro prossimo, quello che ancora non ha un volto.
È il momento di stringersi, di incrociare le dita, di credere.
Di lasciare che un pensiero positivo salga verso l’alto, sperando che l’Universo — per una volta — decida di sorridere al nostro Milan.
Il resto sono solo chiacchiere che il vento porta via.
Forza Vecchio Cuore Rossonero.
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