
Nel nuovo ecosistema rossonero immaginato da Gerry Cardinale c’è un nome che, giorno dopo giorno, sta diventando sempre più determinante: Massimo Calvelli. Figura ancora poco conosciuta al grande pubblico calcistico, ma ormai centrale nelle dinamiche strategiche del Milan, Calvelli rappresenta il ponte tra la visione globale di RedBird e le necessità operative del club.
Dalle origini toscane al tennis professionistico
Nato a Montevarchi nel 1974, Calvelli ha costruito la sua identità sportiva molto prima di sedersi nei consigli d’amministrazione. Da giovane tennista ha raggiunto risultati di rilievo nel circuito giovanile internazionale, arrivando fino alle semifinali degli Australian Open junior nel 1991 e conquistando una medaglia alle Universiadi del 1997. Un percorso che lo ha portato anche a entrare nella classifica ATP, toccando la posizione n. 255.
L’evoluzione manageriale: Wilson, Nike e l’ATP
Appesa la racchetta al chiodo, Calvelli ha intrapreso una carriera manageriale che lo ha trasformato in uno dei profili più rispettati dello sport business internazionale.
- Wilson: Global Business Director, con responsabilità commerciali e strategiche.
- Nike: Global Sports Marketing Director, ruolo che lo ha portato a gestire rapporti con icone come Federer, Nadal e Serena Williams.
- ATP: dal 2020 al 2025 è stato CEO dell’associazione che governa il tennis maschile professionistico, guidando un periodo di forte crescita economica e siglando accordi di portata storica, tra cui la partnership con il fondo saudita PIF.
La sua gestione è stata caratterizzata da un approccio moderno, orientato ai dati, all’internazionalizzazione e alla valorizzazione commerciale del prodotto tennis.
L’ingresso in RedBird: il salto nel mondo del calcio
Nel luglio 2025 Calvelli entra nell’universo RedBird come CEO International del RedBird Development Group e Operating Partner del fondo. In questa posizione segue gli investimenti sportivi globali del gruppo, dal calcio al baseball, fino ai progetti di espansione nel mercato europeo dell’NBA.
Il suo arrivo coincide con una fase di profonda riorganizzazione del Milan: nel novembre 2025 viene nominato nel Consiglio d’Amministrazione del club, diventando rapidamente uno dei riferimenti italiani di Cardinale.
Il ruolo nel Milan: presenza, influenza e dossier strategici
Negli ultimi mesi Calvelli è apparso sempre più spesso accanto al proprietario rossonero, sia nei summit operativi a Londra sia nelle partite più delicate della stagione, come la trasferta di Genova. Segnali chiari di una fiducia crescente e di un ruolo che va ben oltre la semplice rappresentanza.
Secondo diverse fonti, è lui a coordinare il processo di selezione del futuro amministratore delegato che prenderà il posto di Giorgio Furlani, dossier che conferma la sua centralità nella nuova governance rossonera.
In parallelo, Calvelli è coinvolto anche nei progetti infrastrutturali più sensibili, come il nuovo stadio e la gestione dell’area di San Siro, grazie alla sua presenza nel CdA di Stadio San Siro S.p.A.
Perché Calvelli è così importante per il futuro del Milan
La sua forza sta in tre elementi:
- Visione internazionale: porta nel calcio un approccio maturato in contesti globali e altamente competitivi.
- Competenze manageriali trasversali: marketing, governance, negoziazione, sviluppo commerciale.
- Rapporto diretto con Cardinale: è considerato uno degli uomini di massima fiducia del proprietario, e questo lo rende decisivo nelle scelte strategiche.
Il Milan si trova in un momento di ridefinizione profonda: struttura dirigenziale, modello sportivo, infrastrutture, brand globale. In ognuno di questi ambiti, Calvelli è oggi una figura chiave.
Conclusione: un dirigente nuovo per un Milan nuovo
Massimo Calvelli incarna perfettamente la direzione che RedBird vuole imprimere al Milan: un club moderno, internazionale, capace di muoversi con logiche da grande azienda globale.
Non è un volto da copertina, non è un ex calciatore, non è un dirigente “tradizionale”.
È, piuttosto, un costruttore di sistemi, un manager abituato a far crescere organizzazioni complesse.
E nel Milan che verrà, questo tipo di profilo potrebbe essere esattamente ciò che serve.
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