Articolo di
Angelo Di Cioccio è conosciuto universalmente come AngelRedBlack su X, dove scrive con il suo account personale e su @MilanSpace_03 di cui è fondatore.
Blogger dal 2014, grande tifoso del Milan, simpatizzante del Pescara Calcio e del Chelsea FC.
Ha scritto anche per Calciomercato.com, ACMilanInside e Milan Community di Luca Serafini e Alessandro Jacobone.

Ci risiamo. Non c’è cosa più stupida di chi non impara dai propri errori. Il calcio è marcio. La Calciopoli bis è servita. Sono anni che ne parlo. Lo scrissi nel 2018 anche su calciomercato.com, quando vedevo società indebitate fino al collo fare grandi acquisti e ricevere trattamenti di favore. Così come ne parlo da anni a #MilanSpace su X, ma anche qui, su questa mia pagina “Il Diavolo veste Milan” su Rossoneroblog.com, ne ho accennato in qualche articolo. È sempre tutto molto ambiguo. La cultura del sospetto deriva dalla mancanza di trasparenza. Il calcio italiano è dominato da una sottocultura becera, antisportiva e sleale, dove si cerca di agevolare il più furbo e il più potente a discapito della leale competizione.
Tutti i sistemi di potere crollano. Prima o poi. Vuoi per il karma che fa il suo corso, vuoi perché quel sistema ha fatto il suo tempo ed esaurito la sua funzione, ma ogni fatto umano ha un suo inizio, una sua evoluzione e avrà quindi una sua fine. Questo lo diceva Giovanni Falcone.
In principio mi capitò di criticare l’Inter di Suning, la cui situazione economica era difficile. Nonostante questo, la vedevo fare spesso il passo più lungo della gamba sul mercato. Nel corso degli anni ho visto errori arbitrali che sarebbe meglio definire orrori arbitrali, che in epoca VAR non si possono accettare e che ti fanno pensare. Su internet e sui vari social, in particolare su X, sono abbondantemente commentati. Negli ultimi anni ci sono stati vari errori arbitrali, una gestione dei cartellini ambigua, calciatori dell’Inter che protestavano contro gli arbitri in maniera veemente e non venivano mai ammoniti, simulazioni non punite e tanto altro. Diciamo che complessivamente si ha la sensazione che l’Inter sia particolarmente “accarezzata”. Mentre altri club, come il Milan, che a livello di peso politico conta zero, sono stati spesso penalizzati da decisioni arbitrali facilmente rintracciabili su X. La sensazione che ci siano due pesi e due misure alberga in molti amanti del calcio. E torniamo sempre lì. Perché si ha questa sensazione? Perché non c’è trasparenza. E quindi nasce la cultura del sospetto.
Possiamo discutere di tutto e provare a cercare varie soluzioni: separare le carriere fra varisti e arbitri di campo, introdurre il sorteggio integrale, vietare a un arbitro di dirigere squadre della propria regione, chiamare arbitri stranieri, mantenere segreti i nomi di arbitri e varisti alle squadre, e tanto altro ancora. Ma finché albergherà questa mentalità del fregare il prossimo, dell’essere più furbo anziché competere lealmente, del voler essere il più potente e non il più forte, ciclicamente rischiamo di rivivere come un déjà-vu i soliti scandali all’italiana.
La cosa che fa rabbia è che tutto ciò avviene in un contesto come lo sport, in questo caso il calcio. Rocchi è indagato perché pare scegliesse arbitri graditi all’Inter affinché venisse favorita, e vedremo cos’altro uscirà fuori. Ma non riesco ad accettare che questo avvenga in un contesto sportivo. Gli uomini e le donne di sport dovrebbero avere come forma mentis innata e incorruttibile la lealtà, l’onestà, il competere sportivamente. Senza barare, senza rubare, senza essere favoriti slealmente. Senza essere furbi. Nello sport non può essere contemplata la slealtà. Nemmeno per scherzo. Altrimenti tutto smette di avere senso. Almeno nello sport.
Vi faccio un esempio che rende meglio l’idea. Immaginate un corridore. Si allena tutto l’anno: sacrifici, allenamenti, preparazione totale e così via, per dieci secondi di sprint. Immaginate se barasse, o se un suo avversario barasse. Tutto quel sacrificio, sudore, disciplina… se bari, che senso ha? Così è nel calcio e nello sport in generale, che dovrebbe essere qualcosa di puro e limpido. Ma anche qui è arrivato il dio denaro, con gli interessi che sporcano e corrompono tutto.
La lealtà sportiva è un caposaldo. Se manca questa, non ha senso seguire lo sport. Si parla di un sistema arbitrale che fa acqua da tutte le parti, dove per lavorare, guadagnare e quindi dirigere più partite di Serie A devi essere “carino” con certe squadre importanti. Altrimenti non vai avanti. Siamo solo all’inizio, ma il calcio italiano, ancora una volta, è alle prese con quella che sembra una nuova Calciopoli. Addirittura Saviano parlò di infiltrazioni della ’Ndrangheta in certe curve, anche per il controllo dei biglietti e di alcune zone. Uno schifo davvero. Uno schifo totale.
Un sistema di potere crolla perché viene sostituito da un altro sistema di potere. Quello che sui social o nel gergo comune viene chiamato “Marotta League” sta collassando. La Serie A all’estero viene considerata una farsa e non attira più. Non la guardano. Di conseguenza non c’è molto interesse e quindi non arrivano soldi. Non la comprano perché è un sistema che si è sputtanato. La Serie A non ha una buona nominata. Bisogna distruggere questo sistema per crearne uno nuovo e tornare ad avere credibilità. È una questione economica. Se la Serie A torna ad avere appeal, ci mangiano in tanti. Se non ha appeal ed è considerata una farsa, non ci mangiano più in tanti. E quelli che non ci mangiano più scoperchiano il vaso di Pandora. E così nasce un altro scandalo.
Il calcio italiano è abbonato agli scandali. Ma questa volta abbiamo anche una nazionale che non va ai Mondiali per tre volte consecutive. C’è da resettare tutto. E c’è da ricostruire da zero. Altrimenti non ci sarà più trippa per gatti per nessuno.
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