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Angelo Di Cioccio è conosciuto universalmente come AngelRedBlack su X, dove scrive con il suo account personale e su @MilanSpace_03 di cui è fondatore.
Blogger dal 2014, grande tifoso del Milan, simpatizzante del Pescara Calcio e del Chelsea FC.
Ha scritto anche per Calciomercato.com, ACMilanInside e Milan Community di Luca Serafini e Alessandro Jacobone.

Il Milan dovrà superare diverse situazioni gestionali per arrivare a una condizione di resa massimale, sia a livello societario sia a livello di campo. C’è un vortice da attraversare per raggiungere il vertice. Il Milan deve sempre puntare al vertice. Ricordiamoci che il Milan ha una storia, un DNA e uno status da vincente che impongono a chiunque ne sia custode la responsabilità di lavorare per ottenere sempre il massimo risultato. Il Milan deve sempre lottare per vincere.

Ci sono vari aspetti di cui parlare. Procediamo con ordine, partendo dalle parole di Gerry Cardinale al Financial Times. Il fondatore di RedBird, proprietario del Milan, ha dichiarato di desiderare maggiore fiducia da parte dei tifosi milanisti e che lavorare nell’ecosistema italiano è molto più complesso. Ha portato l’esempio della questione stadio: negli Stati Uniti potrebbe realizzarlo “nel sonno”, mentre in Italia la strada è molto più tortuosa a causa della burocrazia. Ha affermato di voler contribuire alla crescita dell’intero movimento calcistico italiano e di essere disposto a sedersi con i vertici del governo per attuare un piano di rilancio della Serie A. Ha dichiarato di essere orgoglioso delle sue origini italiane (la madre era una D’Annunzio, Dorothy D’Annunzio, e lo stesso Cardinale ha detto di essere di origini abruzzesi, probabilmente di Pescara, vista la citazione del vate pescarese Gabriele D’Annunzio) e di voler esportare il calcio italiano nel mondo come un’eccellenza made in Italy.
Tutto questo è nobile, ma non è il suo campo prioritario. Prima deve occuparsi del Milan: vincere trofei, avviare un ciclo vincente, costruire credibilità attraverso i risultati. Solo dopo potrà avere un peso reale nel sistema calcio italiano e proporre riforme per la Serie A facendo leva sui successi ottenuti con il Milan. La credibilità va guadagnata. Non nego che Cardinale sia un imprenditore in crescita, capace di operazioni importanti soprattutto nel settore dell’intrattenimento, delle piattaforme streaming e del cinema. Ma il calcio è un altro mondo, e la sua esperienza diretta come proprietario si limita al Tolosa, dove sta lavorando bene, ma il Milan è un pianeta completamente diverso. Ha uno status più alto e comporta un impegno e una responsabilità enormemente superiori.
Gerry Cardinale, oltre a scegliere meglio i collaboratori con cui condividere l’esperienza Milan, deve iniziare a relazionarsi di più con il mondo italiano. Parlare ai tifosi italiani, ai media italiani, rivolgersi direttamente a loro anziché rilasciare dichiarazioni quasi esclusivamente ai media stranieri o nei forum economici. Deve essere più ambizioso e dimostrarlo con i fatti, perché ci sono tutte le condizioni — soprattutto economiche — per crescere in modo importante. Bisogna affidarsi a gente esperta, uomini di calcio che sappiano cosa rappresenta il Milan e come si vince in un contesto come quello rossonero. Deve essere più dentro il mondo Milan e più presente nel sistema calcio italiano, in tutte le sue componenti: Lega, FIGC, media e tifosi, che sono un valore aggiunto. Anzi, sono fondamentali: sono il cuore pulsante, l’energia che muove tutto il carrozzone.
Per questo anche i prezzi dei biglietti devono essere calmierati. Il tifoso medio non è il sultano del Brunei o Onassis. È una persona comune, spesso con figli, che stringe la cinghia per arrivare a fine mese o fa sacrifici per andare allo stadio, abbonarsi alla TV o acquistare merchandising. Bisogna conoscere bene il sistema sociale in cui si è deciso di investire. Così come bisogna tenere conto della tifoseria anche attraverso i social, facendo un check-up del sentiment e monitorando l’umore dei supporter rossoneri. Il Milan è un club di fama mondiale e lo stadio è solo una minima parte. Basta appassionarsi e immergersi in questo mondo con l’ambizione di vincere e la volontà di fare le cose per bene. Tutte cose in cui Cardinale può riuscire alla grande, se lo vuole e se si pone nel modo giusto.
La questione stadio sembra ormai delineata e, addirittura, nel secondo semestre del 2027 dovrebbero iniziare ufficialmente i lavori per la costruzione del nuovo San Siro. Ben vengano gli asset di proprietà che patrimonializzano il club. Il sogno sarebbe mantenere anche l’attuale San Siro, così Milan e Inter avrebbero due stadi di proprietà, ma è utopia.
Il modus operandi, come ho già scritto più volte e ribadisco, va modificato alzando il livello degli investimenti, sia sui cartellini sia sul monte ingaggi, andando a prendere profili affermati e top alla Modrić o Rabiot, che alzano subito il livello competitivo e l’esperienza internazionale della squadra. La rosa va allungata: c’è la questione liste da risolvere, perché in Champions servono 4 giocatori cresciuti in Italia e 4 cresciuti nel Milan. Bisogna evitare di essere corti, pur potendo inserire under 21 illimitati. In quest’ottica, trattenere qualche gioiellino di rientro dai prestiti nella rosa della prima squadra, anziché mandarlo ovunque, può essere una buona idea. Comotto, ad esempio, l’anno prossimo potrebbe tranquillamente restare nel roster. Il Milan avrà molte competizioni e, oltre ad allenarsi con profili top, potrebbe trovare minutaggio e abituarsi alla responsabilità di indossare una maglia prestigiosa. Lo stesso discorso vale per Camarda e Zeroli. Qualcuno è giusto mandarlo in prestito, e rendere il Tolosa una società satellite del Milan — dove mandare giocatori come Odogu a fare esperienza — sarebbe una scelta intelligente e vincente.
Quando parlo di acquistare top player affermati che innalzano subito il livello della squadra, gente da Champions League, non significa che il Milan non debba prendere anche giovani talenti per il futuro o per completare la rosa. Tutt’altro. Il roster deve avere il numero giusto, 26-27 elementi (o comunque almeno 25, compresi i tre portieri), e deve esserci il mix corretto: né troppo giovani né troppo esperti. In genere i top club che vincono hanno un’età media intorno ai 27 anni. Gli André del Corinthians o i Comotto di rientro dallo Spezia sono profili che possono starci, ma non devono essere gli unici. Servono anche i top player alla Rüdiger o alla Goretzka, e poi ben vengano i giovani potenziali top o destinati a diventare giocatori importanti.
Il Milan deve valutare questi aspetti. Deve affrontare questo vortice di situazioni per arrivare al vertice dei risultati sportivi ed economici. L’uno non deve escludere l’altro, ma l’aspetto sportivo e di campo deve avere la priorità.
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