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Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
Napoli di nuovo dietro a -4 e Inter riavvicinata momentaneamente a +5

𝙋𝙧𝙞𝙢𝙤 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤
Partenza con un Torino abbastanza aggressivo, ma al 5’ arriva la prima occasione del Milan: calcio d’angolo battuto corto da Modrić per Bartesaghi, che crossa per Pavlović. Il colpo di testa del serbo però finisce fuori dallo specchio della porta difesa da Paleari.
All’8’ ammonito Tomori per fallo su Gineitis.
Al 13’ occasione per il Toro: Pedersen crossa, Vlašić anticipa sia De Winter sia Maignan, ma non riesce a inquadrare la porta.
Il primo vero squillo del Milan arriva al 35’, con Rabiot che lascia partire un missile da fuori area, ben parato dal portiere granata.
Un minuto più tardi, super gol di Pavlović: il difensore rossonero sblocca la partita con una splendida conclusione dalla distanza.
Al 44’ arriva però il pareggio di Simeone su respinta di Maignan.
Il primo tempo si chiude con un risultato tutto sommato giusto. A parte il gol pazzesco di Pavlović, il Milan ha prodotto poco: possesso sterile, tanto fumo e poco arrosto.
𝙎𝙚𝙘𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤
Dentro Athekame al posto di Tomori.
Il Milan schiaccia il Torino nella sua metà campo: al 49’ Bartesaghi prova il tiro al volo, ma manda fuori. I rossoneri sono più aggressivi sulle fasce con Bartesaghi e Athekame.
Al 54’ Rabiot la ribalta: il francese porta avanti il Milan su assist di Pulisic.
Un minuto dopo arriva il terzo gol, firmato Fofana: San Siro esplode.
Milan–Torino 3-1.
Al 69’ fuori Füllkrug e Fofana, dentro Nkunku e Ricci.
Al 77’ esce Pulisic per far posto a Santiago Giménez, al rientro dopo 144 giorni.
Il Torino accorcia le distanze su rigore con Vlašić.
All’83’ contropiede di Ricci ma tiro deviato e ancora al 95’ stessa sorte. Quarto goal negato in entrambi i casi.
Alla fine il Milan vince.
𝘾𝙤𝙣𝙘𝙡𝙪𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞
Il primo tempo del Milan è stato un lungo specchio incrinato: rifletteva una squadra presente solo a metà, impacciata, quasi intimidita dall’energia del Torino. Il pareggio all’intervallo non era un incidente statistico, ma la fotografia fedele di ciò che si era visto: tra le due, quella che aveva davvero interpretato la gara con coraggio era stata la squadra di Juric.
Poi, nella ripresa, la partita ha cambiato pelle. L’ingresso di Athekame ha spostato il baricentro, ma soprattutto ha spostato l’inerzia emotiva: il Milan ha iniziato a respirare più alto, a mordere le fasce, a occupare il campo con un’intensità che nel primo tempo era rimasta solo un’intenzione. Da lì sono nati i due gol in sequenza, quasi come se la squadra avesse finalmente ricordato chi è e cosa pretende da sé stessa.
Il Torino ha provato a rientrare, ha trovato un rigore, ha spinto con orgoglio. Ma il Milan, pur soffrendo, ha tenuto. Ha stretto i denti, ha difeso il vantaggio come si difende qualcosa di prezioso, e alla fine ha portato a casa tre punti che pesano più del semplice numero in classifica: pesano sul morale, sulla fiducia, sulla narrazione di una squadra che vuole restare attaccata al treno delle prime.
Non è stata una bella partita, tutt’altro. Ma è stata una vittoria che vale, che parla di carattere più che di estetica. Ora la sosta diventa un porto necessario: tempo per ricaricare energie, riordinare idee e prepararsi allo scontro diretto con il Napoli, dove non basterà vincere — servirà convincere.
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