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Angelo Di Cioccio è conosciuto universalmente come AngelRedBlack su X, dove scrive con il suo account personale e su @MilanSpace_03 di cui è fondatore.
Blogger dal 2014, grande tifoso del Milan, simpatizzante del Pescara Calcio e del Chelsea FC.
Ha scritto anche per Calciomercato.com, ACMilanInside e Milan Community di Luca Serafini e Alessandro Jacobone.

Neanche l’obiettivo minimo è stato raggiunto. Fallimento totale. Il Milan chiude la stagione al quinto posto e va in Europa League. Neppure la qualificazione in Champions League i rossoneri sono riusciti a ottenere.
È qualcosa di indegno per la storia del club. In attesa della nuova Calciopoli, il campo ha emesso il suo verdetto: il Milan è fuori dall’Europa che conta e chiude la stagione senza trofei.
C’è da fare un repulisti totale. Nessuno si salva da questo scempio: proprietà, dirigenza, allenatore, calciatori. Tutti si sono dimostrati indegni. Serve una rivoluzione completa. Bisogna cambiare radicalmente il modus operandi. Sarebbe meglio cambiare anche proprietà, ma la vedo dura; quindi è meglio concentrarsi sul modo di operare.
Quando a gennaio sei in piena corsa per lo scudetto e sul mercato prendi solo l’impresentabile Füllkrug, questo fa capire che l’aspetto economico pesa più del progetto sportivo. Furlani è il primo responsabile di questa annata misera, insieme alla proprietà. Poi vengono gli altri.
La rosa corta è stata un’ingenuità da dilettanti allo sbaraglio. Allegri sbaglia a essere così aziendalista e ad accettare tutto. Anche la sua testa dovrà saltare.
Senza la Champions qualche scenario di mercato può cambiare, ma fino a un certo punto. Non bisogna concedere alibi. Vorrei ricordare che Ronaldinho arrivò al Milan quando il club era in Europa League. Quindi niente scuse. Bisogna alzare il monte ingaggi e il margine di spesa sui cartellini. I soldi ci sono, e ci sono da anni. Con l’Europa League entrano meno ricavi, ma comunque qualcosa entra. E il Milan non ha problemi di liquidità. Anche i riscatti porteranno soldi in cassa. Dunque, lo ribadisco: non vanno concessi alibi. L’anno prossimo bisogna vincere.
In primis va creata una struttura dirigenziale di alto livello, con persone di comprovata esperienza calcistica, possibilmente maturata in Serie A. Anche il nuovo direttore sportivo deve essere italiano e con una buona esperienza nella massima serie. L’allenatore non deve essere italiano (inadeguato per una big), ma deve essere un top coach, possibilmente straniero. E deve esserci coesione nella costruzione dell’organico. Antonio Conte, che lascia Napoli, può essere il nome giusto. Conte significa anche investimenti massicci sul mercato. Il Milan deve spendere come non ha mai fatto negli ultimi anni. Non esiste un’altra strada.
Bisogna tornare a essere una big fin dai nastri di partenza. Basta sperare nei miracoli e nell’ “overperformance”. Occorre essere competitivi alla base. Servono figure top ovunque: dirigenza, campo, panchina.
Serve determinazione — e quindi volontà di spesa — sia sul mercato sia nella scelta del nuovo allenatore.
Dopo un’annata del genere nessuno è esente da colpe. Anche Moncada e Ibrahimović sono responsabili di questo scempio. Priorità alle questioni di campo, a quelle prettamente calcistiche. Negli ultimi anni questo aspetto è stato troppo trascurato, a discapito di altro. Così si spegne una passione nel cuore dei tifosi. O forse non la si spegne — quello è impossibile — ma la si raffredda.
Calvelli sceglierà il nuovo amministratore delegato. Non si può più sbagliare. Il tempo degli esami è finito. Serve concretezza, praticità, determinazione nel voler vincere. Investimenti pesanti come mai prima. Va stravolto il modus operandi, cambiato completamente. Gli investimenti devono essere più ingenti e competitivi.
Solo così il Milan potrà rinascere, uscire da questo torpore e passare dall’oscurità alla luce.
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