6 Marzo 2026

RossoneroBlog

Fatti ed opinioni su AC Milan

Il calcio moderno: più partite, più soldi, meno anima

“We’re Only in It for the Money”. L’evoluzione di uno sport che fa finta di essere romantico.

Tra nove giorni scatterà il nuovo, scintillante Mondiale per Club, fortemente voluto dal presidente della FIFA Gianni Infantino — ovvero l’uomo che riesce a dire “innovazione” anche quando aggiunge semplicemente più partite e più soldi.
Un Mondiale a 32 squadre, che segna l’inizio di una nuova era del calcio. Un’era dorata, imbustata, sponsorizzata e assolutamente indifferente alla stanchezza muscolare.

Una competizione da un miliardo di dollari, dove la squadra vincitrice porterà a casa 125 milioni.
Centoventicinque milioni di buoni motivi per cui club esausti, con rose decimate e staff tecnici in burnout, si butteranno volentieri in un altro tour de force da 63 partite totali. Tre garantite e sette potenziali, per chi volesse fare il pieno di adrenalina e lesioni.
Parliamo di squadre che hanno già disputato 40, 50, se non 55 partite — perché evidentemente i calciatori sono cyborg e il calendario è un concetto superato.

Nel frattempo, si è appena conclusa la Champions League nella sua nuova edizione, lanciata lo scorso anno dalla UEFA. Una formula “rivoluzionaria”, che ha portato in dote un montepremi da 2,3 miliardi di euro. Più squadre, più partite, più soldi. Più confusione? Bonus track.
E che dire della recentissima notizia: l’Arabia Saudita ha appena comprato una quota di DAZN per un altro miliardo di dollari. Casualità vuole che proprio DAZN abbia appena acquistato i diritti globali del Mondiale per Club. Coincidenze? No, puro spirito sportivo.

Ora la vera domanda:
C’è ancora qualcuno che crede che nel calcio conti la passione?
Davvero c’è chi si commuove quando un giocatore giura amore eterno al suo club, per poi salire sul jet privato 48 ore dopo, direzione “triplo stipendio”?
C’è ancora chi pensa che i presidenti di club lo facciano per amore della maglia, perché “tifosi sin da bambini”? Magari mentre firmano accordi con fondi arabi e americani con lo stesso affetto con cui si compra una squadra a Football Manager.

A questo punto viene in mente solo una cosa:
“We’re Only in It for the Money”, il titolo di un famoso disco di Frank Zappa.
Più profetico di Nostradamus.

Articolo di

Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia


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