
Prima giornata di campionato 2025/26: Il Milan perde per 2-1 contro la Cremonese, il Como vince per 2-0 contro la presunta più forte Lazio.
Nella scorsa stagione il Milan, partito con ambizioni da Champions League, ha chiuso all’ottavo posto mentre il Como, con ambizioni di salvezza, arriva a raggiungere il decimo.
In queste due stagioni, quella passata e quella appena iniziata, in entrambe le società possiamo notare dei decisi cambiamenti e alcune linee guida che a prima vista potrebbero sembrare differenti ma che alla “fine della corsa” hanno un unico scopo.
Provo a farvi capire di cosa sto parlando.
Il Como è di proprietà dei fratelli Robert e Michael Hartono, ultraottantenni imprenditori miliardari indonesiani a capo di un solido gruppo industriale che si chiama Djarum (sigarette, tè, settore bancario, elettronica, immobiliare e telecomunicazioni e e-commerce) con un patrimonio netto di più di 21 miliardi di dollari.
Nell’aprile 2019 hanno comprato il Como in Serie D per circa 220 mila euro attraverso la società londinese Sent Entertainment Ltd, parte del loro gruppo.
Da quella stagione il flusso di denaro che gli Hartono hanno immesso nel Como non si è mai fermato: solo tra il 2023 e il 2025 ci sono stati 21 aumenti di capitale per un totale di 328 milioni di euro. Non prestiti, ma soldi messi direttamente dalla proprietà.
E da allora la società Como non è ancora andata in attivo.
Il bilancio 2023/24 fotografa la sproporzione: 9,8 milioni di ricavi contro 57,5 milioni di costi, per una perdita secca di –47,8 milioni, coperta interamente dai fratelli Hartono.
Il bilancio 2024/25 si è chiuso il 30 giugno scorso e le stime parlano di circa 40 milioni di entrate, grazie ai 30 milioni di diritti tv della Serie A, a fronte di costi che supererebbero i 60 milioni. Il passivo dovrebbe quindi attestarsi intorno ai –20 milioni … e anche stavolta gli Hartono aprono il loro portafoglio personale.
Sul fronte sportivo gli investimenti sono da grande club.
Oltre a trattenere un allenatore molto ambito da club italiani ed europei come l’ex campione Cesc Fabregas, nella passata stagione il Como aveva speso oltre 100 milioni per giocatori come Caqueret (15 milioni), Douvikas (14), Diao (12) e durante l’attuale sessione di calciomercato il club ha già raggiunto quota 104 milioni di spesa, con un saldo negativo vicino ai –90 milioni.
Nota bene: un mercato decisamente dispendioso ma senza alcuna plusvalenza dato che i pezzi migliori in squadra sono rimasti. Uno su tutti Nico Paz, oggetto del desiderio di molti club e valutato recentemente 70 milioni.
Nota bene 2: il Como gioca al Senigallia, uno stadio che ha una capienza di 12.039 posti e meno di 7.000 abbonati.
In pratica, cari amici, una società che ha numeri troppo piccoli per sostenere spese del genere.
Passiamo ad analizzare il Milan. Ne sappiamo abbastanza: la proprietà e di un fondo dedicato allo Sport Business chiamato Red Bird Capital Partners di proprietà del manager americano Gerry Cardinale. La sua società, oltre alla proprietà di AC Milan, detiene quote in altre squadre di calcio (Liverpool FC e Tolosa), nel baseball (New York Yankees e Boston Red Sox), hockey su ghiaccio (Pittsburgh Penguins) e insieme all’attore USA Dwayne Johnson ha fondato la XFL, una nuova lega di football americano. Infine detiene quote nella scuderia di Formula Uno Alpine oltre ad essere anche proprietaria della Skydance Media (cinema, TV ecc).
Quindi un fondo d’investimento. A prima vista si potrebbe dire che le due proprietà hanno scopi differenti.
Quelli del Como sembrerebbero essere di avere la proprietà di una squadra che gioca in una zona già individuata come “glamour” da personaggi internazionalmente noti come attori o sportivi. Uno tra tutti che sicuramente ricordiamo è George Clooney che, grazie anche alla frequentazione della sua compagna di allora – l’ex velina Elisabetta Canalis -, fece in modo di attirare sulla zona del lago di Como l’attenzione di VIP sia stranieri che italiani.
Gli Hartono quindi butterebbero milioni e milioni nel Como per il solo scopo di essere visibili? E a che pro?
Gli scopi del Milan invece? Beh, il fondo Red Bird di base ha uno scopo trasparente: far crescere la società in termini economici e poi rivendere al miglior offerente.
Dalla vincita del 19° scudetto in poi però, non sembrerebbe che Red Bird voglia far crescere più di tanto il tasso tecnico della squadra cioè quella cosa che permetterebbe di alzare il livello sportivo, vincere trofei o campionati, generare quindi denaro e far aumentare il valore della società.
Pertanto, come si suol dire, la domanda sorge spontanea: gli Hartono sono due vecchi rimbecilliti che buttano via soldi solo per entrare in Europa dal cancello “glamour” del Como – cioè una società che mai potrà generare grandi numeri a meno che di cominciare a fare del gran player trading – mentre Red Bird è gestita da cretini che pensano solo a far crescere i conti con il player trading e nel frattempo si stanno incaponendo a voler costruire uno stadio di proprietà, peraltro senza esserci ancora riusciti da qualche anno a questa parte ???
Ecco dove collimano gli interessi dei fratelli Hartono e di Gerry Cardinale.
Il Como serve agli Hartono, i due uomini più ricchi d’Indonesia, come vetrina per entrare in Europa e costruire relazioni a livello globale. Il calcio è un “di più” e serve solo come punto di partenza per creare un brand mondiale con scopo territoriale, che unisce calcio, una bella zona come il lago, turismo e una parolina magica chiamata lifestyle. In Asia il club lariano viene promosso come simbolo di eleganza – grazie anche alla costante presenza di VIP molto conosciuti sugli spalti del Senigallia ad ogni partita – e di qualità di vita, grazie alla bella città di Como ed il suo lago, entrambi molto vicine ad un’altra città che di fatto all’estero è come un brand: Milano.
Stiamo quindi parlando di moda, viaggi, stile di vita e in contemporanea di academy e merchandising – fatevi un giro in centro a Como e capirete di cosa sto parlando – tutte cose che fanno parte di un sistema che va oltre la Serie A: il calcio è la vetrina, ma il business vero è trasformare “Como” in un marchio internazionale.
Gli Hartono hanno già depositato un piano per ristrutturare il Senigallia che prevede 15.200 posti, nuovi sky box e hospitality, un hotel integrato, ristoranti e bar, un food market, museo e aree espositive, palestra e centro benessere, spazi salute e farmacia, oltre a un energy center e un nuovo autosilo da 400 posti per spostare il traffico fuori dal waterfront.
Vi ricorda qualcosa?
Già proprio quello che Red Bird sta provando a fare con il progetto del nuovo stadio del Milan che prevede non solo la costruzione di un nuovo impianto ma l’intero rifacimento della zona San Siro (oppure a San Donato Milanese, se Milano continuerà a generare difficoltà agli americani) che comprenderà appunto un impianto da 70.000 posti con sky box ed hospitality di alto livello, hotel, centro congressi, parcheggi interrati, aree ristorazioni, museo Milan e shop dedicati.
Lo scopo che accomuna la proprietà del Como e quella del Milan è alla fine il medesimo: entrare in Europa, in particolare dall’Italia cioè un Paese che in quanto a moda, lifestyle e qualità di vita ha ben pochi rivali, per fare del gran business. Il calcio è solo un lasciapassare.
Un ulteriore indizio? Gira voce di un colloquio tra Cardinale ed il presidente della NBA per istituire una lega basket in Europa, sorella di quella americana, una sorta di “lega dei campioni” dove tra i club si troverebbero nuove squadre rappresentanti grandi città (un club, massimo due con rare eccezioni, per ogni città) con la possibilità che siano anche legate a quelle del calcio. Un Milan anche nel basket, quindi. Solo questione di money, baby.
Le differenze? Il gruppo Djarum ha scelto di rischiare soldi propri con il progetto (e la speranza) di recuperarli ed aumentarli con il “progetto Como”. Red Bird invece fa dipendere il suo progetto da soldi non propri, quindi di investitori … ricchi, straricchi ma pur sempre investitori.
Ecco quindi il perché il Milan sta molto attento al bilancio … quella cosina che alla fine di ogni stagione va mostrato agli investitori che poi possono decidere di aumentare l’investimento oppure no.
Ma alla fine, proprio in fondo, per entrambi si tratta solo di business. Con modalità diverse ma sempre business. Non di maglia, non di passione, non di storia gloriosa ma di business, di soldi.
Maglia, passione e storia sono cose da tifosi.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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