
Sono passate dieci giornate di campionato ed è finalmente il momento giusto per esprimere le prime considerazioni sui rossoneri.
Non possiamo certo pensare di aver visto le prime rondini che non fanno primavera, dato che siamo giunti a poco meno di un terzo del campionato. Forse possiamo dire che il buongiorno si vede dal mattino e, dato che siamo poco dopo le dieci del giorno, riusciamo già a intravedere il sole di mezzogiorno.
Il Milan di Allegri si è rivelato, come molti auspicavano, una squadra compatta: non tanto spumeggiante, ma cinica. Dopo anni di gioco champagne, in cui abbiamo lasciato praterie agli avversari che ci hanno infilato ripetutamente, forse era davvero ora di cambiare registro.
Il Milan ha 21 punti, a -1 dalla capolista Napoli, e vanta la terza miglior difesa del campionato, avendo incassato solo sette gol (dietro solo a Roma, Como e Napoli). Ha subito una sola sconfitta, all’esordio contro la Cremonese — primato condiviso con Como e Atalanta. Nonostante le lacune evidenti in attacco e le recenti assenze, si colloca al terzo posto con 15 gol, dietro solo a Inter (24), Napoli e Bologna (16).
I rossoneri sono tra le squadre che hanno già affrontato più scontri diretti, avendo giocato contro cinque delle prime sette in classifica. Hanno pareggiato solo con la Juventus a Torino e vinto contro Napoli e Roma in casa.
Certamente può succedere di tutto: la concorrenza è agguerrita e ci sono sette squadre racchiuse in soli cinque punti di distacco, con tre squadre a un punto dal Napoli. Si prefigura una grande ammucchiata.
Con una classifica così ristretta, è fondamentale non perdere punti contro le piccole. E su questo punto il Milan ha un tallone d’Achille, avendo lasciato per strada quattro punti clamorosi contro le matricole Cremonese e Pisa.
Sabato al Tardini sarà un banco di prova importante per sfatare il tabù delle difficoltà contro le cosiddette provinciali.
Se oggi possiamo parlare di questi numeri, il merito va senza dubbio attribuito ad Allegri, un tecnico che ultimamente veniva descritto da alcuni esperti come superato e non più al passo con i tempi.
Il tecnico livornese, oltre a ridare fiducia a un gruppo col morale sotto i piedi dopo gli ultimi anni bui, è riuscito a rivitalizzare giocatori oggi imprescindibili come Tomori, Pavlovic, Gabbia, lo stesso Maignan e Loftus-Cheek. Speriamo riesca nel miracolo di far resuscitare anche Gimenez.
È stato lui a voler ridimensionare la rosa, accollandosi il rischio degli infortuni, ed è stato lui a volere Rabiot e Modric.
“Acciughina”, al momento, si sta prendendo la sua rivincita. Speriamo possa continuare fino a fine campionato, perché sappiamo che i conti si fanno alla fine. Ma ad oggi, i numeri sono dalla sua parte. D’altronde, come dice lui: “I fatti parlano, le stronzate restano…”
Articolo di
Antonio Scibetta è un appassionato tifoso milanista, editorialista attento e preciso. Come altri collaboratori di questo sito è membro del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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