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Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia

Luca Serafini ha recentemente dichiarato di non capire come mai Giorgio Furlani, uomo cresciuto nell’orbita Elliott, sia rimasto al suo posto come amministratore delegato nonostante Gerry Cardinale abbia chiuso il rapporto con Paul Singer ripagando il famoso vendor loan con un nuovo debito contratto con Manulife Comvest. La sua conclusione è stata lapidaria: “Evidentemente è bravo coi conti”. Perché altrimenti non si spiega.
Ma davvero Furlani lo è?
I numeri disponibili online raccontano altro. Il Milan ha approvato il bilancio al 30 giugno 2025 con un fatturato record di circa 495 milioni di euro, +10% rispetto alla stagione precedente. Terzo utile consecutivo, sì, ma di appena 3 milioni: una goccia nel mare rispetto alla dimensione del club.
I punti chiave del bilancio:
- Ricavi record: 494,5 milioni nel 2024/25, oltre i 450 della stagione precedente.
- Utile netto: 2,9 milioni, tecnicamente positivo ma economicamente irrilevante.
- Commerciale: 152,3 milioni da sponsor e retail, +6%.
- Costi: 478,5 milioni, in crescita costante.
- Patrimonio netto: 199 milioni, in aumento.
Tradotto: quasi mezzo miliardo di ricavi per un utile che non copre nemmeno lo stipendio di un titolare. E la proiezione per il prossimo bilancio è in rosso, complice l’assenza dalla Champions League.
Sul piano sportivo, poi, la gestione RedBird non ha ancora lasciato un segno. L’ultimo scudetto è targato Elliott. La scorsa stagione è stata un disastro: ottavo posto, caos dirigenziale, squadra allo sbando. Quest’anno le cose vanno meglio, ma il giudizio finale dipenderà da un solo dato: rientrare nelle prime quattro.
Sul fronte finanziario, invece, la crescita dei ricavi non si traduce in utili. Se il prossimo bilancio sarà negativo, serviranno cessioni pesanti. L’unico salvagente è che i prestiti in uscita si trasformino in riscatti, per un totale stimato poco sopra i 100 milioni.
E poi c’è il capitolo calciomercato. È sotto gli occhi di tutti che, quando Furlani si muove, il risultato è spesso incerto. Il caso Mateta è emblematico: ginocchia disastrate, trattativa sfumata per fortuna o per intervento altrui. Non certo un punto a favore della sua competenza.
Infine, la comunicazione. Furlani che si fa fotografare nel suo ufficio con Emanuele Ricci, procuratore di André del Corinthians, mentre i tifosi si chiedono perché non ci sia Igli Tare. Furlani che espone un quadro con la copertina di Fortune in cui è ritratto. Furlani che sfoggia una collezione di cravatte Marinella. Tutto sembra gridare: “Guardate quanto valgo”. Ma il problema è che i tifosi guardano eccome — e non vedono risultati proporzionati all’ego.
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