6 Marzo 2026

RossoneroBlog

Fatti ed opinioni su AC Milan

Cosa potenzialmente sta cambiando al Milan

Ormai lo ripeto come un mantra: siamo al 22 giugno e all’inizio del calciomercato mancano ancora otto giorni. In molti si chiedono perché il Milan non abbia ancora affondato certi colpi, mentre altre squadre lo hanno già fatto. A questa domanda ho già risposto in un post di un paio di giorni fa, quando osservavo che, alla luce dei fatti, non mi sembrava che le altre squadre avessero concluso chissà quali affari, se non un paio di svincolati e qualche giovane di belle speranze.

Non sono un grande esperto di economia aziendale, ma banalmente potrei affermare che Igli Tare, con la supervisione di Giorgio Furlani per la parte economica, stia lavorando per avanzare proposte a società calcistiche, prendere contatti con giocatori e relativi entourage, tenendo però presente che il bilancio di Casa Milan si chiude il 30 giugno. Pertanto, se devono uscire quattrini, è meglio che escano nel prossimo bilancio, che guarda caso inizia proprio nella stessa data in cui si apre il calciomercato estivo.

Dal prossimo mese, quindi, vedremo effettivamente cosa Tare e Allegri riusciranno a imbastire per il Milan targato 2025/26. Il titolo di questo post voleva però analizzare cosa abbia di differente questo “nuovo” Milan rispetto al precedente, e anche rispetto alle edizioni “americane” della società rossonera, a partire da Elliott Investments.

Sembra passato un secolo, ma Elliott rilevò il Milan nel luglio 2018 per inadempienza dell’uomo d’affari Yong Hong Li, impossibilitato a restituire 354 milioni che il fondo americano gli aveva prestato. Da allora, dopo un’estate di “cose formali” durante la quale vedemmo la famigerata coppia Fassone-Mirabelli sperperare più di 200 milioni per un mercato che non portò nulla di buono, cominciò un’opera di risanamento finanziario che portò il fondo a vendere la società AC Milan a un altro fondo, la RedBird Capital Partners, il quale proseguì i virtuosismi finanziari fino a riportare il verde nei bilanci per ben due volte dopo 17 anni di profondo rosso.

La politica adottata da RedBird, descritta e sbandierata più volte su tutti i media, era quella di avere una rosa con un’età media bassa, da far crescere e – per alcuni – da vendere generando plusvalenze. Il tutto, secondo il progetto, rimanendo stabilmente in zona Champions a fine stagione, per poter godere degli introiti della competizione.

Con la stagione appena conclusa si è avuta la dimostrazione che questa strategia va cambiata. L’aggravante al quasi fallimento sportivo della scorsa annata è stata l’illusione di poter gestire la parte tecnica senza una vera area sportiva.
Il “gruppo di lavoro” formato dal trio Furlani/Ibrahimović/Moncada ha fallito il proprio compito: fuori dalla corsa Scudetto, fuori dalle Coppe, anche attraverso l’ultima chance rappresentata dalla finale di Coppa Italia, poi persa contro il Bologna.

Un fondo resta un fondo, e come tale deve generare denaro per rendere conto ai propri investitori. RedBird ha capito in fretta che il modello gestionale sportivo americano non ha prodotto utili, anzi: la prossima chiusura di bilancio a fine mese mostrerà una perdita di circa 25 milioni. Quindi, addio “gruppo di lavoro”, e spazio a un Direttore Sportivo “di mestiere e con esperienza”: Igli Tare, appunto, che ha impiegato poco a portare in casa un allenatore di grande curriculum come Massimiliano Allegri.
Ulteriore vantaggio: entrambi portano con sé una bella dose di italianità, considerando l’albanese Tare ormai italiano d’adozione.

Altra cosa che si è potuta notare dai recenti movimenti di mercato e rinnovi: il tetto dei 4 milioni a stagione per gli stipendi è stato superato. Si rinnovano i giocatori ritenuti utili alla causa, anche alzando l’ingaggio, oppure si fanno arrivare giocatori promettendo stipendi superiori al tetto precedente.

Ultimo punto: il mantra dell’età media bassa è stato in parte abbandonato. Se i rumors si riveleranno fondati, vedremo arrivare giocatori come Modrić (40 anni a settembre), Xhaka (32) e si parla anche di Rabiot (30). Nomi che portano esperienza, sia in Serie A che in campo internazionale. Si fanno anche i nomi di Vlahović e Darwin Núñez, fermo restando l’intenzione di trattenere elementi come Rafa Leão, Christian Pulisic, Youssouf Fofana e altri… a parte il “caso” Theo Hernández, che appare sempre più vicino alla separazione, per ragioni che vanno oltre il calo di rendimento mostrato nelle ultime due stagioni.

Si sta quindi creando un buon mix tra 25enni di prospettiva e giocatori esperti in grado di prendere in mano lo spogliatoio.

Se c’è una cosa che al Milan hanno capito in fretta – e ripeto: se c’è qualcosa su cui gli americani sono sensibili, è il denaro… specialmente quando si perde – è che serve un netto cambiamento rispetto alle ultime due stagioni. E i segnali in tal senso sono chiari e visibili. È evidente una transizione che potrebbe portare a qualcosa di molto interessante.

Articolo di

Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia


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