6 Marzo 2026

RossoneroBlog

Fatti ed opinioni su AC Milan

Theo Hernandez, Pellegatti e la “cura Allegri”: facciamo chiarezza

Nell’editoriale odierno su MilanNews, Carlo Pellegatti ha paragonato Massimiliano Allegri a Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, colui che conquistò la Grecia. Un’accoppiata storica certamente suggestiva, ma forse un po’ forzata, come molte delle analogie che il buon “Pelle” ci propone negli ultimi tempi.

Da qualche mese, Pellegatti sembra non poter fare a meno di riferimenti storici sempre più arditi. Non si capisce se sia una scelta dettata dalla scarsità di notizie concrete che filtrano dal Milan, oppure un nuovo stile narrativo a cui si è affezionato – una sorta di deriva da romanziere calcistico.

Tralasciando il folklore storiografico, ho trovato interessante un altro passaggio del suo editoriale: quello dedicato a Theo Hernandez e al suo addio al Milan. Riporto testualmente le sue parole:

“Chi vuole ricordare la sua ultima pallida annata, libero ovviamente di pensare che sia stato meglio non averlo trattenuto. Libero anch’io di pensare che, con la cura Allegri, sarebbe ritornato ai suoi livelli.”

Una riflessione legittima, certo, ma che a mio avviso manca di contesto.

I numeri di Theo: più luci che ombre

Le stagioni positive di Theo in rossonero sono state tre su cinque. Le prime due sono state di crescita costante, la terza di vera e propria affermazione. Il declino è arrivato lentamente nella penultima e si è consolidato nell’ultima, complice una stagione caotica, segnata da continui cambiamenti e poca chiarezza.

Va detto che proprio sotto la guida di Stefano Pioli, Theo è esploso e ha raggiunto i suoi livelli migliori. Nell’ultima stagione, invece, ha dovuto fare i conti con ben due allenatori diversi e con un clima generale di incertezza che ha coinvolto tutta la squadra.

Il vero problema: motivazioni (e stipendio)

La realtà, secondo me, è molto più semplice: Theo era stanco. Avrebbe forse continuato solo in presenza di uno stipendio almeno raddoppiato, ma non è corretto costruire a tutti i costi nuovi stimoli psicologici (nuovo allenatore, nuove coccole, nuovi ruoli) per un giocatore che, sì, ha dato tanto, ma che da tempo non garantiva più costanza di rendimento.

E qui entra in gioco Allegri. Secondo Pellegatti, il tecnico livornese avrebbe “guarito” Theo. Può darsi. Ma vale la pena notare che Allegri, appena arrivato, si è subito concentrato su Rafa Leão, individuando in lui il vero perno tecnico ed emotivo da cui ripartire. Non ha fatto lo stesso discorso per Theo, e probabilmente un motivo c’è.

Conclusione

Il calcio, come la storia, si presta a interpretazioni. Ma quando si parla di gestione tecnica e scelte strategiche, è bene affidarsi anche ai dati, alla coerenza e alla memoria.

Pellegatti resta una voce storica del tifo milanista, ma forse sarebbe il caso di distinguere la narrazione romantica dalla realtà di campo. E, magari, lasciare certe ricostruzioni a chi il calcio lo vive sul campo, da dentro, da decenni.

Articolo di

Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia


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