
Il Consiglio dei Ministri ha proposto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di concedere la cittadinanza italiana a Gerry Cardinale.
La motivazione ufficiale recita: «Ha dato un fortissimo impulso a iniziative di solidarietà e inclusione sociale attraverso lo sport, promuovendo attività rivolte in particolare a giovani detenuti in condizioni di fragilità ed esposti a rischio di marginalizzazione».
Come spesso accade quando si interpella l’opinione pubblica italiana, anche questa decisione ha diviso in due schieramenti netti: da una parte chi considera l’iniziativa lodevole, apprezzando la motivazione e l’impegno sociale; dall’altra, chi vede Cardinale con sospetto e si dichiara contrario “a prescindere”.
È evidente che RedBird Capital Partners non ha acquistato il Milan per spirito filantropico, ma per una logica di business — l’ho spiegato in più occasioni negli ultimi tre anni, sia nei gruppi Facebook che su RossoneroBlog. Tuttavia, non ero a conoscenza delle attività benefiche attribuite al proprietario del club rossonero, che, a quanto pare, si sono svolte in modo discreto e senza clamore mediatico. Probabilmente tali iniziative sono state realizzate attraverso Fondazione Milan.
Al di là delle opinioni personali sul manager americano, è innegabile che le azioni citate nella motivazione del Consiglio dei Ministri siano meritevoli.
Resta però una domanda di fondo: sono meritevoli al punto da giustificare la concessione della cittadinanza italiana?
Cardinale, va ricordato, ha origini italiane. Lo ha dichiarato lui stesso nella risposta di ringraziamento: i suoi genitori erano italiani e, da bambino, trascorse diverse estati nel nostro Paese.
La Repubblica Italiana dispone di numerosi strumenti per premiare il merito civile — dalle medaglie d’oro, d’argento e di bronzo fino agli Attestati di Pubblica Benemerenza — e, con tutto il rispetto per quanto compiuto da Cardinale, non si può ignorare che esistano persone che hanno fatto di più per meritare la cittadinanza.
Volendo ragionare in termini semplici, se concediamo la cittadinanza italiana a calciatori stranieri che vantano un bisnonno o un trisnonno emigrato (come nel caso di Retegui), potremmo anche sostenere che Cardinale abbia diritto a essere considerato italiano.
Tuttavia, per la motivazione indicata, personalmente avrei preferito una onorificenza civile piuttosto che la cittadinanza.
Forse la proposta trova una sua giustificazione — se così la si vuole chiamare — in due elementi.
Il primo riguarda il progetto del nuovo stadio di proprietà del Milan, che, insieme alle opere connesse, dovrebbe generare migliaia di posti di lavoro anche nel lungo periodo, oltre che a migliorare la Città di Milano e a ricaduta farne beneficiare anche la Nazione.
Il secondo è racchiuso nelle parole dello stesso Cardinale: «Il mio impegno nei confronti dell’Italia è profondo e a lungo termine, quindi ringrazio sentitamente per questo riconoscimento».
Naturalmente questa non può essere la motivazione ufficiale, ma la spiegazione fornita dal Consiglio dei Ministri appare, almeno a mio avviso, un po’ sovrastimata rispetto al riconoscimento proposto.
In ogni caso, resta un giudizio personale: apprezzabile il gesto, forse discutibile la forma con cui lo si è voluto premiare.
Articolo di
Fabio Caserini è tifoso milanista fin dall'età di sei anni, quando Gianni Rivera consegnò lo scudetto al Milan grazie ad un suo goal contro il Brescia.
Simpatizza per il Südtirol, in Serie B, e per il West Ham United in Premier League.
È Direttore Responsabile di RossoneroBlog e insieme ad altre 5 persone è stato co-fondatore del gruppo privato Facebook Casa Rossonera.
Oggi è fondatore del gruppo privato Facebook Rossonerologia
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